25 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
Strage di Capaci

Ingroia se la prende contro chi «si autoproclama interprete autentico del pensiero di Falcone»

Lo ha detto l'ex pm della Dda di Palermo Antonio Ingroia. «E' ormai uno sport troppo diffuso e vergognoso quello di attribuire a Falcone pensieri e parole post-mortem. Lui non c'è più e non può né confermare né smentire».

PALERMO - «Il giorno della commemorazione della strage di Capaci è stato triste. Innanzi tutto perché il ricordo di quella tragedia è sempre vivo, ma anche perché vedo che, a distanza di 22 anni, per molti personaggi pubblici quel giorno è solo 'una passerella', come ha sottolineato Alfredo Morvillo, cognato di Falcone e Procuratore in Sicilia».

SPORT VERGOGNOSO - Lo ha detto l'ex pm della Dda di Palermo Antonio Ingroia. «E' ormai uno sport troppo diffuso e vergognoso - ha aggiunto - quello di attribuire a Falcone pensieri e parole post-mortem. Lui non c'è più e non può né confermare né smentire. E mi indigno quando sento che c'è chi, senza averne alcun diritto, si autoproclama come interprete autentico del suo pensiero, in questo caso addirittura interferendo su delicatissimi processi in corso, come quello sulla trattativa Stato-mafia, e appoggiando candidati alla vigilia di una competizione elettorale, cosa che Falcone non ha mai fatto. Tutto ciò è inaccettabile».

MONDO ALLA ROVESCIA - «Ed è anche paradossale - ha affermato ancora Antonio Ingroia - che il nome di Falcone venga usato per accusare altri magistrati delle stesse cose di cui era accusato lui, il protagonismo. Da vivo lo accusavano di protagonismo, post-mortem c'è chi dice che avrebbe criticato il protagonismo di certi magistrati. Insomma, il mondo alla rovescia».
«Francamente sarebbe meglio - ha concluso - che si lasciasse riposare in pace la memoria di uno dei più grandi uomini dello Stato italiano».