16 novembre 2019
Aggiornato 02:30
9 dicembre

Brunetta sui forconi: «Persone che conosco bene. Perché ne facciamo parte»

Il capogruppo di Fi alla Camera: «Quelle che sono scese in piazza non sono state le avanguardie di gente assai più numerosa. Ne sono state le espressioni più disperate. Sono nostri, e noi apparteniamo a loro. Sono i negozianti di vicinato, quelli che hanno osato mettersi in proprio, sono gli artigiani e i piccoli imprenditori del tessile, della meccanica, quelli del comparto edile»

ROMA - «Qual è il mondo di cui i forconi sono stati l'escrescenza rumorosa e furente? Quelle che sono scese in piazza non sono state le avanguardie di gente assai più numerosa», ha scritto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia (Fi) alla Camera dei deputati, in un editoriale sul Giornale in cui si è detto partecipe della protesta del 9 dicembre: «Ne sono state le espressioni più disperate, ma senza che la massa da cui provengono riconoscesse in loro e nei loro capi una leadership».
Questa massa è fatta da persone che conosco bene. Perché ne fanno, ne facciamo parte. Sono nostri, e noi apparteniamo a loro. Li conosciamo bene. Sono i negozianti di vicinato, quelli che hanno osato mettersi in proprio, sono gli artigiani e i piccoli imprenditori del tessile, della meccanica, quelli del comparto edile».

BORGESI SPOLPATI DA SINISTRA - Brunetta ha proseguito: «Sono stati rapidamente e senza potersi difendere messi ai margini della vita economica. Ai margini del processo produttivo e della considerazione sociale, dopo essere stati a lungo identificati come i migliori interpreti del modello italiano. Berlusconi ha avuto il coraggio di chiamarli con un nome politicamente poco corretto: borghesia, pensata dalla sinistra come osso da spolpare. Il ceto medio, la classe medio e piccolo borghese, che non sono categorie economiche, ma esistenziali».

COLPITI 4 VOLTE - Il deputato di Fi ha concluso: «E' il ceto medio colpito quattro volte: 1) dal vertiginoso calo del reddito disponibile, iniziato con l'adozione dell'euro e proseguito con la politica economica restrittiva e l'inasprimento fiscale dei governi Monti e Letta; 2) dalla perdita di valore del patrimonio, specie quello immobiliare. Per le imprese, dalla perdita di valore degli 'avviamenti', vale a dire l'insieme dei beni dell'azienda e la clientela, ridotta a causa del grave calo dei consumi; 3) dal credit crunch e dalle banche che hanno chiuso i rubinetti del credito; 4) dal fatto che i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori, gli artigiani e i commercianti non ricevono sussidi e sono costretti a vendere i 'gioielli di famiglia'».