10 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

De Mistura: «Pronte tutte le opzioni per riportare a casa i marò. Anche l'India ha fretta»

Il commissario straordinario per i due fucilieri: «Sul futuro devo essere cauto in termini di tempi. Aspettiamo il capo d'imputazione. Ci sono varie teorie, il nostro team legale, che è il migliore possibile, ha preparato varie opzioni di risposta»

ROMA - Il caso dei due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India perché accusati di aver ucciso due pescatori nel febbraio 2012, non riguarda soltanto l'Italia ma tutta la comunità internazionale impegnata in attività di contrasto alla pirateria. L'ammonimento è arrivato dal commissario straordinario del governo per la questione dei due marò, Staffan De Mistura, davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato: «Il nostro precedente è pericoloso per tutti».

PERICOLOSO PRECEDENTE - A questo proposito, ha sottolineato il diplomatico, c'è una «crescente e costante pressione internazionale perché» quello di Latorre e Girone «non sia un potenziale precedente». E l'Italia, in particolare, sta chiedendo che ci siano «regole chiare e certe in caso di incidente non ci sia questo tipo di reazione contro chi fa il suo dovere» su mandato della comunità internazionale.

CAUTELA SUI TEMPI - Il governo, ha detto De Mistura, mantiene la massima «cautela» sui tempi di conclusione della vicenda, ma anche «una forte, costante determinazione a riportarli a casa». Il commissario ha specificato: «Sul futuro devo essere cauto in termini di tempi, visto quello che ci era stato prospettato, la fine del processo a dicembre. La prossima mossa è la fine delle indagini e il capo d'imputazione, che non posso pregiudicare. Ci sono varie teorie, il nostro team legale, che è il migliore possibile, ha preparato varie opzioni di risposta a diversi capi di imputazione».

NEBULOSITÀ SU PERIZIE INDIANE - Innanzitutto, ha sostenuto il diplomatico, esistono delle «nebulosità» nelle prove balistiche compiute in passato dagli inquirenti indiani nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di due pescatori del Kerala. «Ma è un problema loro. C'è qualcosa che non coincide? Allora è evidente che occorre trarne le conclusioni al processo», ha detto il commissario, che ha aggiunto: «La nebulosità a cui mi riferisco riguarda la possibilità da parte della Nia di capire come mai, secondo la polizia indiana, la loro prova balistica fatta nel Kerala e l'autopsia dei due pescatori morti in India non fa coincidere le pallottole italiane che non erano di Girone e Latorre. Ma questa nebulosità è della Nia, non nostra. C'è un problema: le pallottole non coincidono con quelle uscite dai fucili di Latorre e Girone ma di altri due membri del team. Da parte della Nia, per chiudere l'indagine, si è sentito il bisogno di audire, non interrogare, gli altri fucilieri perché testimoni e quindi ben informati, e perché c'era un'incongruenza tra le pallottole rinvenute nei corpi dei due pescatori morti e i fucili di Latorre e Girone, che non coincidono», ha argomentato De Mistura.

ASPETTIAMO CAPO D'ACCUSA - «Non è questo il momento di spiegare qual'è la strategia difensiva da parte nostra, altrimenti l'accusa avrà un vantaggio che non vorrei offrirgli. Quando vedremo il capo d'accusa, che può essere di tutti i tipi, lo affronteremo e prepareremo la difesa appropriata anche giocando sulla nebulosità delle constatazioni della Nia, che è un problema loro», ha concluso sull'argomento De Mistura.

FATTI IN ACQUE INTERNAZIONALI - L'Italia, ha spiegato il diplomatico, ha cercato sempre di «mantenere fermi i principi fondamentali» per i quali si è impegnata sin dall'inizio della vicenda dei due marò: «Il fatto è avvenuto in acque internazionali; per i due militari vale l'immunità funzionale perché erano e rimangono dei militari, la giurisdizione è quella della nave di bandiera», ha insistito il diplomatico.

TEMPI PIÙ BREVI POSSIBILI - Ma negli ultimi tre mesi, pur mantenendo fermi questi principi, «abbiamo de facto dovuto aggiustare il tiro, con la massima assistenza giuridica e legale per ottenere un processo veloce ed equo», ha sottolineato De Mistura, precisando che «sui tempi l'Italia intende accelerare al massimo». Quanto al processo, il nostro governo punta a «un processo monocratico, con un giudice unico, a tempo pieno, affinché non ci siano ritardi a causa di vacanze e altri procedimenti. La priorità è riportare a casa i nostri marò. Bisogna fare attenzione ad ogni mossa. Siamo con i marò e li riporteremo in Italia».

ANCHE INDIA HA FRETTA - «Da parte del governo indiano c'è la volontà di chiudere la faccenda» dei due marò «nella maniera più equa e rapida possibile, anche perché pure da parte loro la vicenda sta diventando lunga e difficile da spiegare» ha detto il commissario.