11 dicembre 2019
Aggiornato 09:00
Politica & Inchieste

Caso Berlusconi, consiglieri CSM difendono i PM. Il PDL insorge

Levata di scudi nel PDL contro la presa di posizione di diversi consiglieri togati e laici del Csm che questa mattina in apertura della seduta del plenum di palazzo dei Marescialli hanno voluto esprimere solidarietà alle Procure che indagano su Silvio Berlusconi e ai tribuinali dove si celebrabno i processi

ROMA - Levata di scudi nel Pdl contro la presa di posizione di diversi consiglieri togati e laici del Csm che questa mattina in apertura della seduta del plenum di palazzo dei Marescialli hanno voluto esprimere solidarietà alle Procure che indagano su Silvio Berlusconi e ai tribunali dove si celebrano i processi, difendo i magistrati dall'accusa di uso politico della giustizia a seguito del risultato elettorale, alla base della manifestazione nazionale indetta da Berlusconi e Pdl per il prossimo 23 marzo.

«La reazione di alcuni consiglieri del Csm - ha affermato il presidente uscente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri - è fuori luogo. Il Pdl crede fortemente nella giustizia. Ma non può più tollerare il modo con il quale alcuni magistrati e certe Procure hanno per protagonismo fatto uso del proprio ruolo per fini mediatici e politici. Ma perché il Csm non spende piuttosto dure parole contro quei pm scesi apertamente in campo? L'organo di autogoverno della magistratura avrebbe dovuto da tempo fermare lo scempio di chi il giorno prima veste la toga e il giorno dopo si schiera apertamente. Come dovremmo giudicare il loro operato? Il Pdl ha il diritto di invocare giustizia e democrazia. Ed il Csm il dovere di garantire l'indipendenza della magistratura e vigilare sul suo operato».

«Gli interventi pronunciati da alcuni componenti del Csm - ha affermato invece il coordinatore Pdl Sandro Bondi - rivelano, anche per i toni infiammati, l'incoscienza del limite che separa l'esercizio della funzione giudiziaria rispetto alla sovranità della democrazia e dei diritti politici. Dalle loro dichiarazioni trapela la convinzione di rappresentare un potere privo di responsabilità, escluso dalle critiche e esentato da ogni forma di controllo democratico».

«Peccato - ha fatto eco la parlamentare Jole Santelli - che il Csm come organo di autogoverno dei magistrati voluto dalla Costituzione, non tenti neanche un accenno di autocritica. Gli atteggiamenti ultracorporativi da sempre tenuti da questo Organo hanno danneggiato profondamente la credibilità e l'autorevolezza della magistratura. Purtroppo questa e solo l'ennesima conferma che la giustizia domestica della casta dei Magistrati, ormai unica in Italia, ha creato un mostro, autoreferenziale ed onnipotente».

«Gli interventi, le sortite politiche, e in qualche caso i comizi di numerosi consiglieri del Csm contro Silvio Berlusconi - ha aggiunto il portavoce Daniele Capezzone - hanno due soli effetti: danno la sensazione di una supercasta che si autoprotegge, e minano agli occhi dell'opinione pubblica l'imparzialità della magistratura. La credibilità del sistema giustizia ne esce ancora una volta gravemente messa in discussione».

Mentre per il Vicepresidente uscente della Camera Maurizio Lupi, «invece di attaccare cio che il presidente Silvio Berlusconi dice, a ragione, su una parte della magistratura i consiglieri del Csm dovrebbero guardare in casa propria. L'elenco dei magistrati che hanno pubblicamente dimostrato di agire secondo logiche di appartenenza politica e ormai lunghissimo. Non sono forse loro i primi a distruggere la credibilità della giustizia italiana? Denunciare questa anomalia e un dovere per chi, come noi, crede in una giustizia che offre uguali garanzie a tutti i cittadini».