20 settembre 2019
Aggiornato 07:00
Processo Mediaset

«Berlusconi? Ideatore, organizzatore del sistema di frode e fruitore dei vantaggi relativi»

I giudici del Tribunale di Appello di Milano hanno scritto che Silvio Berlusconi ha creato «una complessa attività finalizzata a realizzare un'imponente evasione fiscale»

MILANO - «Silvio Berlusconi è stato ritenuto ideatore, organizzatore del sistema e fruitore dei vantaggi relativi» della frode fiscale in relazione ai diritti tv di Mediaset, hanno scritto i giudici della corte di Appello di Milano.

IMPONENTE EVASIONE FISCALE - Nelle motivazioni della condanna a due anni di interdizione ai pubblici uffici come conseguenza di quella per frode fiscale, i magistrati milanesi hanno sottolineato: «La condotta ascritta all'imputato consiste in una complessa attività finalizzata a realizzare un'imponente evasione fiscale».

OGGETTIVA GRAVITÀ DEL REATO - Nelle motivazioni è scritto che «l'oggettiva gravità del fatto deriva: dalla complessità del sistema creato anche per poter più facilmente occultare l'evasione, sistema operante in territorio mondiale, attraverso numerosi soggetti, società fittizie di proprietà di Berlusconi o di fatto facenti capo a Fininvest, e attraverso un meccanismo di contrattazione secretata (creazione di contratti 'master' e sub-contratti); dalla durata del protrarsi dell'illecito sistema, ideato a partire dalla metà degli anni '80, trasformato dal 1995 con la creazione tra l'altro della International Media Service, società maltese di fatto gestita dalla vecchia struttura di Finvest Service di Lugano, e sfruttato ancora ai fini della presentazione delle dichiarazioni dei redditi qui esaminate; dalla gravità del danno provocato all'Erario e quindi allo Stato , danno che solo per i due anni sopravvissuti alla prescrizione ammonta a 7 milioni e 300mila euro».

TUTTE LE COLPE DI BERLUSCONI - In particolare la sentenza ha definitivamente accertato che Berlusconi è stato l'ideatore ed organizzatore negli anni '80 della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi. Lo stesso Berlusconi, hanno scritto i giudici milanesi: «Ha continuato ad avvantaggiarsi del medesimo meccanismo anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1994, pur essendo state parzialmente modificate le società intermediarie, in particolare con la già citata costituzione di IMS, avvalendosi sempre della collaborazione dei medesimi soggetti a lui molto vicini: Lorenzano e Bernasconi, quest'ultimo finché in vita; tant'è vero che in quel periodo Berlusconi aveva continuato a partecipare alle riunioni 'per decidere le strategie del gruppo'. A ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull'economia italiana, ma anche e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta».

PENA ACCESSORIA RIDOTTA DI UN TERZO - I magistrati hanno quindi concluso che anche la durata della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici «debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena. Pare corretto rapportare il criterio di determinazione della durata della pena accessoria allo stesso criterio utilizzato dalla Corte nella determinazione della pena principale: così come tale pena è stata determinata in misura media, con riduzione di un terzo rispetto al massimo previsto dalla legge, così anche la pena accessoria può essere determinata in misura inferiore di un terzo rispetto al massimo di 3 anni previsti dalla legge».

La difesa ha fatto sapere che ricorrerà in Cassazione; ha tempo per farlo fino al 3 dicembre.