23 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Il Premier intervistato da Famiglia Cristiana

Monti: Abbiamo fatto molto senza promesse impossibili

Il Presidente del Consiglio: La situazione drammatica in cui si trovano i giovani italiani è il risultato di una scarsa attenzione per il futuro che c'è stata nel passato

ROMA - «Il nostro Governo si è ispirato sin dall'inizio al fondamentale principio enunciato dal Papa a Milano in questi giorni: I partiti non devono promettere cose che non possono realizzare». E tra le cose «economicamente non compatibili con gli impegni di spesa» c'è il «Fattore Famiglia», per il quale «il ministro con delega alla famiglia Andrea Riccardi si è detto favorevole» ma «la cui attuazione costerebbe alle casse dello Stato una cifra tra i 17 e i 21 miliardi di euro». Lo ha affermato, fra l'altro, il Premier Mario Monti intervistato dal direttore di Famiglia Cristiana Don Antonio Sciortino per il numero del settimanale dei Paolini questa settimana in edicola.

L'Italia è un paese disastrato - «La situazione drammatica in cui si trovano i giovani italiani - ha detto Monti - è il risultato di una scarsa attenzione per il futuro che c'è stata nel passato», dice il presidente del Consiglio, «Noi, oggi, dobbiamo programmare il futuro. Ma siamo impegnati per l'ottanta per cento del nostro tempo a rimettere in sicurezza un Paese che è stato devastato dall'improvvidenza e dalla disattenzione per il futuro? Anche in buona fede, con finalità ridistributive a vantaggio dei più deboli, ma con totale disattenzione alle conseguenze per le generazioni future». Il risultato, oggi, è «un Paese disastrato».

A pagare sono soprattutto i giovani - Tuttavia, ha affermato ancora Monti a difesa del suo Esecutivo, «non bisogna neanche dimenticare la decisione che abbiamo preso di sbloccare i fondi europei per il Sud: 700 milioni di euro destinati alle due priorità indicate dal Piano famiglia: asili nido e anziani non autosufficienti». E per i giovani? «Nei mercati del lavoro, delle professioni e tanti altri, si è sempre dedicata più attenzione a proteggere (tante volte a iperproteggere) chi è dentro. Non curandosi di chi è fuori e bussa al castello, che tiene alzato il ponte levatoio. A pagare sono soprattutto i giovani. Ecco perché abbiamo fatto una riforma del mercato del lavoro che da sola, ovviamente, non basta. Ma riduce certe forme di protezione, a vantaggio di maggiori possibilità di ingresso per i giovani. E abbiamo anche colto al balzo la palla offertaci dalla Commissione europea: un progetto pilota contro la disoccupazione giovanile in Italia (in particolare al Sud), attivando un fondo potenziale di otto miliardi per l'occupazione».
Inoltre «vogliamo anche istituzionalizzare la presenza dei giovani al tavolo di discussione della politica economica cui partecipano sindacati e associazioni».