28 gennaio 2020
Aggiornato 01:30
Caso Lavitola-Tarantini

La Procura di Napoli insiste: «L'inchiesta su Tarantini è nostra»

I PM: «La memoria del Premier non è una prova». E nel dibattito sulla competenza tra Roma e Napoli, spunta anche la Procura di Milano

NAPOLI - La Procura di Napoli torna a riproporre la questione sulla competenza territoriale dell'inchiesta su Giampiero Tarantini, indagato per estorsione nei confronti del premier Silvio Berlusconi. I pm titolari del fascicolo hanno presentato un'istanza al gip Amelia Primavera, e per conoscenza anche al Tribunale del Riesame, per chiedere la revoca del provvedimento con cui ieri proprio il gip aveva disposto la competenza della Procura di Roma.

I pm ritengono che non é stato ancora accertato con esattezza il luogo della prima dazione di denaro oggetto dell'estorsione ipotizzata. Intanto una copia del fascicolo é stata trasmessa ai magistrati della Procura di Roma.

Nell'istanza presentata al gip Amelia Primavera, i pm Curcio, Woodcock e Piscitelli chiedono di rivedere la questione sulla competenza territoriale spiegando nelle dieci pagine del provvedimento i loro motivi. Prendono in esame la memoria scritta del premier Silvio Berlusconi - la quale parlava di cifre consegnate a Tarantini a Roma, ed è stata presa dal gip come elemento di prova - e fanno notare che «pare fortemente dubitabile che la stessa possa, in linea di principio, costituire fonte di prova e comunque elemento probatoriamente apprezzabile».

E nel dibattito sulla competenza tra Roma e Napoli, spunta anche la Procura di Milano. L'ipotesi nasce dall'analisi delle dichiarazioni dell'avvocato Giorgio Perroni, uno dei legali di Tarantini sentito come teste dai pm napoletani. La nomina di Perrroni viene considerata dai pm come una delle utilità elargite a Tarantini e oggetto dell'indagine. I pm scrivono nell'istanza che «l'incarico veniva conferito telefonicamente da Berlusconi a Perroni nel suo studio milanese» e aggiungono che «considerando tale incarico come una delle utilità ottenute da Tarantini, il luogo della prima consumazione del delitto potrebbe essere Milano».

Ma è una ipotesi, tanto che i pm precisano: «senza che, peraltro, si possa affermare con la dovuta certezza tale dato, in quanto non è noto se le coeve prime dazioni siano avvenute prima o dopo il conferimento dell'incarico a Perroni». Dubbi da parte dei magistrati anche sul fatto che i soldi che Tarantini dice di aver ricevuto possano definirsi «aiuto a un amico» (al riguardo si fa riferimento a dichiarazioni di testimoni che hanno raccontato che il premier non sarebbe stato entusiasta dei pagamenti che gli venivano richiesti)e dubbi da parte dei pm sul fatto che nella memoria del premier si sia indicato con certezza il luogo (Roma) delle dazioni di denaro mentre «stranamente -scrivono i pm - l'onorevole Berlusconi non ricorda né l'importo complessivo delle dazioni né gli importi delle singole tranche erogate».

In attesa della decisione del gip sull'istanza della Procura, l'udienza al Riesame é stata rinviata a venerdì su proposta dell'avvocato Gaetano Balice, difensore di Lavitola. Il Riesame dovrà decidere anche sulla concessione dei domiciliari a Tarantini, chiesta dagli avvocati Alesandro Diddi e Ivan Filippeli e alla quale i pm hanno dato parere favorevole.