25 gennaio 2022
Aggiornato 08:00
Anniversario 11 Settembre

Berlusconi: «La guerra al terrorismo non è ancora conclusa»

Il Presidente del Consiglio: «Al Qaida è il passato, la pacifica primavera araba il futuro». Alfano: «Fu un attacco alla libertà». Fini: «Dieci anni dopo siamo tutti più sicuri». Cesa (Udc): «Una guerra non ancora finita»

ROMA - «Dopo dieci anni, la guerra al terrorismo non è ancora conclusa, ma ha raggiunto risultati che sono certamente positivi». Così il premier Silvio Berlusconi in un messaggio ai Promotori della libertà in occasione del decimo anniversario dell'11 settembre.
«Non è una guerra finita - scrive il premier - perché il terrorismo, dopo avere colpito gli Stati Uniti nel 2001, in seguito ha ferito molte altre grandi città nel mondo, tra cui due grandi capitali europee come Madrid e Londra. Non è finita, perché purtroppo le vittime si contano anche tra i nostri militari, che ogni giorno sanno di rischiare la vita per la nostra sicurezza e per la democrazia di quei popoli. I nostri militari che si comportano davvero da eroi. A loro va la nostra più profonda gratitudine. La guerra al terrorismo, ne siamo assolutamente certi, finirà con la vittoria del bene sul male. In risposta agli attacchi del terrore contro l'Occidente, tutti, tutti i Paesi democratici, a partire dall'Italia, hanno rafforzato i loro sistemi di sicurezza, hanno introdotto leggi severe ed efficaci per la prevenzione del terrore. I controlli più stringenti negli aeroporti e nei luoghi pubblici possono a volte non piacere. Ma sono indispensabili. Ci consola il fatto che numerosi terroristi siano già stati catturati e che il capo di Al Qaeda non sia più in campo. Oggi - conclude Berlusconi - possiamo davvero dire che Al Qaeda rappresenta il passato, mentre i pacifici protagonisti della primavera araba sono il futuro».

Alfano: «Fu un attacco alla libertà» - Dell'11 settembre «ho un ricordo tragico, drammatico ma anche estremamente identitario. Ho sentito in quel momento che qualcosa dentro di me sarebbe cambiato e non a titolo individuale. Quando tra alcuni decenni gli storici scriveranno di questi anni dedicheranno tante pagine al decennio che si è appena concluso. Abbiamo avuto la possibilità di vivere un periodo storico che entrerà nei libri di storia». Lo ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano parlando ad Atreju, la festa dei giovani del partito oggi alla sua giornata conclusiva a Roma.
Quello alle Torri Gemelle è stato il «più grande attentato alla libertà e alla sicurezza dell'occidente - ha continuato Alfano - Non è stato un attentato agli Usa, all'amministrazione Bush, all'occidente. E' stato un attentato ad una idea di libertà, quella secondo cui ciascuno può scegliere dove e come vivere, quale religione scegliere. Le Torri gemelle sono cadute a New York e il check in è cambiato anche ad Ancona perché è cambiato l'esercizio della libertà».
L'attacco dell'11 settembre «ci insegna che il cammino dell'uomo verso la libertà non è può mai trovare il cartello con la scritta arrivato, non si è mai arrivati perché c'è sempre qualcuno che la vuole mettere in pericolo. La libertà - ha concluso - non ci è data per sempre e che chi ha combattuto la seconda guerra mondiale per la libertà non ci ha consegnato un risultato eterno».

Fini: «Dieci anni dopo siamo tutti più sicuri» - Dieci anni dopo l'attacco alle «Torri gemelle» «siamo tutti più sicuri». Ne è convinto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, convinto che l'11 settembre 2001 è stata una «data tornante della storia» e ora c'è uno «stretto raccordo per individuare e colpire le centrali del terrorismo».
«Quel giorno - ha ricordato Fini in una intervista a Radio Rai 1, in collegamento con Mirabello dove si terrà la conclusione della 'Festa tricolore' di Fli - mi trovavo a Palazzo Chigi. Ricordo l'enorme sgomento per le immagini televisive che sembravano più un film che la realtà. C'era una sensazione di grande disorientamento, sconcerto, impossibilità di comprendere quello che stava succedendo». «Quella - ha aggiunto - è una data tornante della storia, perché era iniziato un secolo che non vedeva più contrapposizione Est-Ovest della guerra fredda che sembrava archiviata. Il mondo intero era posto davanti alla sfida dell'integralismo e del fondamentalismo che non conosceva frontiere. La spaventosità dell'attentato dimostrava che neanche la superpotenza era al 100% sicura. Il mito dell'invulnerabilità andò in frantumi».
«Dieci anni dopo - ha concluso il presidente della Camera - siamo tutti più sicuri, nel senso che c'è la consapevolezza della necessità di uno stretto raccordo per individuare e colpire le centrali del terrorismo».

Cesa (UDC): «Una guerra non ancora finita» - Con un minuto di silenzio, un video dell'attentato alle Torri Gemelle e uno sventolare di bandiere americane e italiane la festa dell'Udc di Chianciano Terme ha ricordato le vittime dell'11 settembre 2001.
«E' una guerra che non è ancora finita - ha detto il segretario del partito, Lorenzo Cesa, aprendo il suo intervento - anche noi abbiamo dato il nostro contributo alla guerra globale al terrorismo e abbiamo moltiplicato il nostro impegno nel mondo per la costruzione della pace. Abbiamo mandato i nostri soldati in Iraq, in Afghanistan, in Libano, in Kosovo, in Bosnia, sui cieli della Libia».
«Dall'11 settembre 2001 - ha ricordato Cesa - abbiamo perso 81 dei nostri ragazzi. Alle vittime del terrorismo, a tutte le vittime civili della barbarie fanatica di qualsiasi nazionalità e credo religioso va il nostro pensiero più caro e il nostro ringraziamento. Voi ragazzi che siete stati e siete ancora là siete l'orgoglio dell'Italia, voi siete davvero l'Italia migliore. Noi siamo fieri di voi e in questo momento mi stringe il cuore a pensare che forse proprio voi vi state vergognando dello spettacolo tristissimo e indecente che il vostro paese offre al mondo ogni giorno con la sua politica. Almeno di fronte a questi ragazzi, almeno di fronte agli eroi che hanno dato la vita per l'Italia, cerchiamo di essere tutti un po' più uniti».