6 dicembre 2019
Aggiornato 06:00
Sarah Scazzi

Il criminologo: rozzo serial killer, complicità taciute

Francesco Bruno: «Ambiente estremamente retrogrado, con un deficit»

ROMA - Ad Avetrana si è consumato «un delitto veramente terribile», pianificato da un uomo che abusando della nipote dopo averla uccisa «ha dimostrato una violenza e una bestialità tipica del serial killer», anche se «oltre alla perversione qui siamo davanti a una persona rozza, che denunciando il ritrovamento del cellulare ha spinto su di se i sospetti. Ma tutta la parte esecutiva dell'omicidio tace di certo qualche complicità, cosciente o incosciente». Francesco Bruno, criminologo e docente di Psicopatologia forense all'università La Sapienza di Roma, ad Apcom traccia un profilo di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi indagato per l'omicidio, e dell'ambiente in cui i fatti sono maturati.

«Si tratta di un delitto destato principalmente dall'odio che spesso purtroppo in maniera sottovalutata si manifesta nelle famiglie, con rivalità, invidie e gelosie che in certi casi non rarissimi portano anche all'omicidio. In questo caso - dice Bruno - siamo in un ambiente estremamente retrogrado, con un deficit di sviluppo culturale ed economico, nel quale ci sono queste due cugine amiche tra loro con invece degli ambienti familiari in cui covano situazioni di desideri non confessabili. Un bel giorno tutto questo matura e non credo per un impulso, ma per una situazione che si trascinava da tempo e che porta quest'uomo a immaginare questa cosa e a metterla in pratica alla prima occasione».