19 gennaio 2020
Aggiornato 17:30
L'inchiesta

P3, Dell'Utri non risponde a Magistrati

Indagato anche il Sottosegretario Caliendo. Il Tribunale del Riesame: «Carboni e Lombardi interferivano sulle scelte di organi dello Stato»

MILANO - «Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere, che ritengo una regola fondamentale per l'indagato provveduto». E' quanto ha affermato Marcello Dell'Utri uscendo dalla Procura di Roma, dove i magistrati che stanno indagando sulla cosiddetta P3 lo avevano invitato a comparire. Il senatore del Pdl è indagato per la violazione della Legge Anselmi sulle società segrete. Un reato contestato anche al sottosegretario al ministero della Giustizia, Giacomo Caliendo, finito nel registro degli indagati e che potrebbe essere interrogato entro la fine di questa settimana. Il premier Silvio Berlusconi, incontrandolo, ha espresso al sottosegretario «la più ampia solidarietà rinnovandogli piena fiducia».

Intanto sono state rese note le motivazioni con le quali i giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto il 15 luglio scorso le istanze di remissione in libertà di Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, e in cui si legge, tra l'altro, che «gli indagati hanno costituito una organizzazione occulta che basa la sua forza su una fittissima rete di conoscenze ed amicizie con soggetti ricoprenti cariche istituzionali di alto ed altissimo rilievo, pronti ad intervenire in aiuto del sodalizio se richiesti in cambio di favori ottenuti o promessi o auspicabili in considerazione del manifesto potere degli associati; tale organizzazione era ed è in grado di interferire, spesso determinandole, sulle scelte di organi costituzionali e di pubblica amministrazione».