27 novembre 2020
Aggiornato 08:30
Inchiesta «P3»

Anm: nessun tentennamento su «questione morale» Toghe

Palamara: «Preoccupa azione Pg su Marra, non tutela la credibilità dei Magistrati»

ROMA - Il tema della questione morale nella magistratura «non può ammettere più compromessi, tentennamenti o incertezze». Lo affermano in una nota il presidente dell'Anm, Luca Palamara, il vicepresidente Gioacchino Natoli e il segretario generale Giuseppe Cascini dicendosi «preoccupati» per l'iniziativa disciplinare del Procuratore generale nei confronti del presidente della Corte d'appello di Milano, Alfonso Marra, coinvolto nella inchiesta sulla cosiddetta P3 che, rilevano, «non accompagnata da alcuna richiesta cautelare, finisce di fatto per sottrarre al Consiglio superiore della magistratura l'iniziativa su una vicenda che ha gettato grave discredito sull'istituzione giudiziaria e per rendere impossibile una risposta rapida e pronta a tutela della credibilità della magistratura».

«Il funzionamento del sistema disciplinare, soprattutto dopo la riforma del 2007 che ha, tra l'altro, tipizzato illeciti di scarsa gravità - affermano Palamara, Natoli e Cascini - si sta dimostrando inidoneo a garantire allo stesso tempo la credibilità dell'ordine giudiziario e l'indipendenza dei magistrati. Negli ultimi anni l'iniziativa disciplinare, che fa capo al ministro della Giustizia e al Procuratore generale, sembra orientarsi prevalentemente verso la sanzione di violazioni di carattere formale, soprattutto in tema di termini per il deposito delle sentenze, valutate in maniera isolata e del tutto avulsa dal contesto organizzativo e lavorativo dell'ufficio. Scarsa o nulla è stata, invece, l'attenzione ai temi dell'organizzazione degli uffici e della responsabilità dei dirigenti».

«La forte impressione - rileva l'Anm - è che l'azione disciplinare si muova prevalentemente alla ricerca di capri espiatori piuttosto che all'individuazione di rimedi alle disfunzioni del sistema, consegnandoci un modello di magistrato burocrate, pavido, attento ai numeri e agli aspetti formali del proprio lavoro piuttosto che all'esigenza di rendere giustizia.
Del pari sono mancate, in questi anni, iniziative forti sul tema della questione morale nonostante i numerosi segnali di allarme provenienti da varie zone del Paese».

«Già in occasione della nota vicenda che coinvolse gli uffici di Salerno e Catanzaro - ricordano Palamara, Natoli e Cascini -l'Anm, nel condividere la richiesta di rigore nei confronti di ogni caduta di professionalità, chiese più volte e a gran voce almeno analogo rigore nei confronti di quelle situazioni di opacità, di collusione e di connivenza che erano all'origine di quelle vicende e che pure emergevano in tutta la loro evidenza. Una richiesta, purtroppo, caduta nel vuoto».

«Oggi - proseguono - registriamo con grande preoccupazione come l'iniziativa disciplinare del Procuratore generale nei confronti del Presidente della corte d'Appello di Milano, non accompagnata da alcuna richiesta cautelare, finisca di fatto per sottrarre al Consiglio superiore della magistratura l'iniziativa su una vicenda che ha gettato grave discredito sull'istituzione giudiziaria e per rendere impossibile una risposta rapida e pronta a tutela della credibilità della magistratura.

Il tema della questione morale non può ammettere più compromessi, tentennamenti o incertezze. E le istituzioni giudiziarie hanno il dovere, a tutti i livelli, di dimostrare la propria capacità di risposta e di reazione».