12 luglio 2020
Aggiornato 05:30
Ddl intercettazioni

Berlusconi: la libertà di stampa non è un diritto assoluto

L'appello del Premier: «Togliere il bavaglio alla verità». La replica di Farefuturo: «Invece lo è». Fnsi: «In democrazia non è mai troppa»

ROMA - La stampa italiana, «nella sua maggioranza», «disinforma», «distorce la realtà», «calpesta» il diritto alla privacy dei cittadini «invocando la libertà di stampa». Il giorno dopo lo sciopero proclamato dalla Fnsi contro la 'legge bavaglio' sulle intercettazioni, che ha visto secondo la Federazione un'adesione del 90% dei giornalisti, la replica del premier Silvio Berlusconi è durissima. In un messaggio audio ai Promotori della Libertà il presidente del Consiglio affida al movimento di Michela Brambilla il compito di «togliere il bavaglio alla verità».
I media italiani «hanno scelto di ignorare» il sacrosanto diritto alla privacy secondo il premier, invocando per loro la libertà di stampa «come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dagli altri».

FAREFUTURO - A Berlusconi ribatte la Fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, sostenendo che «la libertà di stampa è dire verità scomode» e che c'è «un'altra destra che sa che la libertà di stampa non è mai abbastanza e che nessun governo può davvero pensare di poterne limitare le legittime prerogative».

FNSI - Per la Federazione nazionale della Stampa, invece, «la giornata del silenzio dell'informazione è stata fragorosa» . Con replica diretta a Berlusconi dal segretario Fnsi Siddi: «Da un Premier dopo una protesta come quella di ieri ci si aspetterebbe ascolto, non attacchi. E' un errore considerare i media nemici. La libertà di stampa in democrazia non è mai troppa».

PD - L'attacco di Berlusconi ai media suscita la deplorazione dell'opposizione. La capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro parla di «uno sproloquio propagandistico e aggressivo» che nasconde «un disegno pericoloso per la democrazia perché mira a indebolire le istituzioni, il confronto parlamentare, la magistratura e la libera stampa».

Intanto la discussione nel merito delle nuove norme per le intercettazioni tiene banco. Il Guardasigilli Angelino Alfano è salito ieri al Quirinale e, ricevuto dal segretario generale Donato Marra, si è fatto portatore di un messaggio 'distensivo': il governo è pronto a modificare il ddl intervenendo sui «punti critici» del provvedimento. Ma da parte del Pd trova una porta chiusa. Il segretario Pierluigi Bersani ribadisce che «quando arriva qualsiasi norma del genere in Parlamento, noi ci mettiamo contro».