26 giugno 2019
Aggiornato 23:30
I dati dell'ISTAT

I giovani italiani non lavorano e non studiano

«Bamboccioni» per forza, ripetenti, non leggono e non usano pc

ROMA - Non lavorano, perché di lavoro ce ne è poco anzi pochissimo, e non studiano perché hanno finito gli studi o li hanno abbandonati. Vivono con i genitori perché non possono permettersi di andare a vivere da soli. Sono i giovani 'Neet', acronimo inglese che significa 'Not in education, employment or training': secondo l'ultimo rapporto Istat sono un esercito, oltre due milioni. Il loro identikit parla di ragazzi, soprattutto maschi, tra i 15 e i 29 anni, sulle cui spalle pesa il costo della crisi economica e quello dei posti di lavoro che sono andati in fumo o che non ci sono mai stati.

Chi vuole «farla facile» preferisce parlare di 'bamboccioni', costretti a vivere in famiglia anche e soprattutto per motivi economici: di fatto, la quota dei 18-34enni celibi e nubili che vive in famiglia nel 2009 si attesta al 58,6%. Era del 49% nel 1983 e del 60,2% nel 2000. Tra i 30-34enni, quasi il 30% vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. E, a sorpresa, i più 'bamboccioni' sono gli uomini: i giovani 30-24enni che rimangono a vivere in casa sono ragazzi in un caso su tre, ragazze in un caso su cinque. E, ovviamente, ci sono più bamboccioni al Sul che al Nord.

All'abbassarsi dell'età il quadro non migliora: guardando agli studenti di oggi, i futuri 'bamboccioni' di domani, nell'anno scolastico 2008/2009 il 7,7% degli iscritti a scuole superiori ha ripetuto l'anno di corso, e il dato sale al 10,3% se si considerano gli iscritti al primo anno. Le percentuali di ripetenti sono più elevate per le scuole a indirizzo tecnico e professionale. Altra piaga è l'abbandono scolastico: il 12,2% del totale degli iscritti al primo anno abbandona il percorso d'istruzione non iscrivendosi all'anno successivo e un ulteriore 3,4% lascia gli studi alla fine del secondo anno, con una situazione particolarmente critica per il Mezzogiorno, con abbandoni al primo e al secondo anno pari rispettivamente al 14,1% e al 3,8%.

Fragile il bagaglio culturale: i giovani italiani leggono poco e più di un ragazzo su dieci tra i 15 e i 29 anni nel 2009 non ha letto un libro in un anno. E, stranamente, non ha neanche mai utilizzato il personal computer. Il tutto si abbina a una scarsissima propensione verso le materie scientifiche: la quota di chi ha conseguito il titolo scolastico in discipline tecnico-scientifiche colloca l'Italia sotto la media Ue (12,1 a fronte di 13,8 per mille 20-29enni).