17 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Rapporto annuale 2012 sulla situazione del Paese

Donne discriminate, la parità esiste solo in 1 coppia su 20

Solo in una coppia su venti, sia il lavoro familiare sia il contributo ai redditi sono equamente distribuiti fra partner. In una coppia su tre la donna non lavora e si occupa da sola della famiglia, spesso senza avere accesso al conto corrente e senza condividere le decisioni importanti con il partner

ROMA - Solo in una coppia su venti, sia il lavoro familiare sia il contributo ai redditi sono equamente distribuiti fra partner. In una coppia su tre la donna non lavora e si occupa da sola della famiglia, spesso senza avere accesso al conto corrente e senza condividere le decisioni importanti con il partner. In una coppia su quattro la donna guadagna meno del partner, ma lavora molto di più per la famiglia. Questo il quadro tracciato dall'Istat nel Rapporto annuale 2012 sulla situazione del Paese che rileva una situazione ancora di forte discriminazione per le donne. L'Italia - si legge nel Rapporto - è in fondo alla classifica europea per il contributo della donna ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi (il 19,8% nella media Ue27). Nei paesi scandinavi le coppie in cui la donna non guadagna sono meno del quattro per cento, in Francia il 10,9 per cento e in Spagna il 22,8 per cento.
Dall'indagine dell'Istat emerge inoltre che in una coppia ogni cinque, anche guadagnando come il partner, la donna svolge la maggior parte del lavoro domestico e di cura. Solo in una coppia su venti, sia il lavoro familiare sia il contributo ai redditi sono equamente distribuiti fra partner. Nelle coppie in cui la donna non lavora (30% del totale), è più alta la frequenza dei casi in cui lei non ha accesso al conto corrente (47,1% contro il 28,6% degli uomini); non è libera di spendere per sé stessa (28,3%), non condivide le decisioni importanti con il partner (circa il 20%); non è titolare dell'abitazione di proprietà (più del 50%).

Finocchiaro: Urgenti misure per donne e giovani - «La fotografia dell'Italia che ci restituiscono oggi i dati dell'Istat conferma quali devono essere le priorità di intervento per cambiare passo, per puntare alla ripresa economica e al rilancio dell'Italia. Sono necessari, non più procrastinabili, misure per le donne e per i giovani di questo Paese». Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.
«L'Istat - prosegue Anna Finocchiaro - certifica che, mentre negli ultimi 20 anni il tasso di scolarità si è innalzato proprio grazie al contributo femminile, purtroppo le donne restano discriminate sia nel mondo del lavoro che in famiglia. Sulle donne gravano i maggiori carichi famigliari e i più elevati livelli di disoccupazione e in questo l'Italia resta il fanalino di coda dell'Europa. Di più, a questo si associano i dati sulla natalità, sulla povertà e sulla situazione delle ragazze e dei ragazzi: si conferma che l'Italia non è un paese per giovani e per donne, specie al Sud. Credo che tutto questo debba cambiare e che alcuni interventi importanti siano contenuti nel disegno di legge di riforma del mercato del lavoro all'esame del Senato. Ma è necessario che i provvedimenti sullo sviluppo che il governo si appresta a varare contengano misure incisive per le donne e per i giovani».