7 giugno 2020
Aggiornato 03:00
Botta e risposta a distanza

Unità Italia, Fini: ma il Pdl che fa?

Il Presidente della Camera: «Depreco l'atteggiamento di Calderoli. 35 milioni? Un'inezia». Il Ministro leghista replica: «Ai deliri non rispondo»

ROMA - «Ovviamente depreco» l'atteggiamento di Roberto Calderoli «di sostanziale negazione dell'unità nazionale. Però non mi meraviglia affatto», «la Lega in fondo non è un partito nazionale. I sostenitori di Bossi, lo sappiamo, si sentono figli di una nazione tanto inesistente quanto retoricamente declamata», la Padania, e «dunque non me la prendo con loro». Lo sostiene in un'intervista alla Stampa il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

«Nel mio intervento alla Direzione del Pdl, che tante polemiche suscitò, mi ero permesso di chiedere - prosegue Fini - per quale motivo un grande partito nazionale come il nostro non ha presentato un solo progetto per celebrare degnamente questo anniversario?». «E non sarà - si domanda il Presidente della Camera - avevo chiesto, perché gli amici della Lega escludono che ci sia qualcosa da festeggiare?». Fini anticipa che «si sta lavorando all'ipotesi di celebrare il centocinquantenario anche con una seduta comune del Parlamento, in cui prenderà la parola il Capo dello Stato».

Il Pdl rappresenta «il maggior partito italiano» e «avendo contribuito a fondarlo, considero molto grave che il Pdl non prenda sue iniziative per celebrare l'Unità». «L'anniversario - secondo Fini - va colto come l'occasione perché tutti ci si interroghi su cose molto più serie, su ciò che vuol dire essere italiani. Oggi, non ieri». Ora occorre festeggiare la ricorrenza guardando «alle sfide del domani, alle riforme strutturali di cui abbiamo così bisogno: se qui si continua a vivere sul quotidiano, a privilegiare ciò che è contingente rispetto a quanto sarebbe strategico, a rinfacciarsi reciprocamente colpe, torti, omissioni, come possiamo lamentarci poi se il cittadino si sente sempre meno figlio di una stessa comunità nazionale?». I trentacinque milioni stanziati dal governo per l'anniversario «sono un'inezia», conclude l'ex leader di An.

CALDERONI: «DELIRIO» - «Ai deliri non rispondo». Così il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, liquida le polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni sulle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia. «Da tanti anni - afferma il leghista in una nota - sono abituato agli stravolgimenti e alle interpretazioni giornalistiche di quello che dico. Pertanto non mi arrabbio più: me ne sono fatto una ragione. Quello che trovo ridicolo, però, nella politica attuale, è che si commentino non le parole ma le sintesi giornalistiche più o meno malevoli».
«Io sono un federalista - prosegue - e di federalismo ho parlato rispondendo alle domande di Lucia Annunziata e altro non intendo aggiungere. In sede di dibattito storico sono sempre pronto ad articolare un ragionamento compiuto sull'argomento, con chiunque. Ma ai deliri non rispondo».

BONDI: «GIUDIZI INGENEROSI» - «Francamente considero ingenerosi. infondati se non pretestuosi i giudizi dell’on. Fini sul ruolo del Pdl e sull’impegno del Governo in merito alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia». Così si e’ espresso Sandro Bondi, commentando l’intervista del presidente della Camera a La Stampa e chiarendo di affermare queste cose «nella mia qualità di uno dei coordinatori del partito e avendo ricevuto dal governo la delega delle celebrazioni».
Bondi ha assicurato che «non c’e’ stata alcuna sottovalutazione da parte del partito ne’ tantomeno da parte del governo dell’alto significato politico, culturale e civile di questa ricorrenza storica. Tanto che il programma che ho presentato al Consiglio dei Ministri, dopo aver accolto tutti i suggerimenti e le proposte del Comitato dei Garanti presieduto dal Presidente Ciampi, e’ stato approvato all’unanimità con il contributo convinto e propositivo degli amici della Lega».

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