18 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Riforma della Giustizia

Mancino: «Nel parere ci sono forzature da eliminare»

Alfano ha ragione: «Csm non boccia ma suggerisce per migliorare»

ROMA - Nel parere fortemente critico sulla riforma del processo penale espresso ieri dalla Sesta commissione ci sono alcune «forzature» che «andranno eliminate» durante la discussione in plenum, per questo è «opportuno» il rinvio della discussione deciso oggi a larga maggioranza dall'Assemblea di palazzo dei Marescialli. A dirlo è stato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino al termine della riunione di oggi.

Riforma del Processo penale - «Il rinvio ad una riunione successiva del plenum del Csm dell'esame del parere espresso dalla competente Commissione consiliare sulla riforma del processo penale - ha detto il vicepresidente - è stato opportuno, non solo per approfondire le valutazioni espresse in Commissione ma anche per distinguere il momento della formulazione del parere dal momento della risoluzione finale, che è quello della competente sede plenaria».

Condivisibile il Ministro Alfano - «I titoli di alcuni quotidiani - ha poi aggiunto Mancino - parlano, con una indebita forzatura, di bocciatura della riforma del processo penale. Condivisibile è, invece, il commento del Ministro della Giustizia Alfano, quando mette in risalto che quello del CSM è un parere, non una bocciatura. Del resto - ha proseguito - il Csm è ben consapevole dell'importanza dell'invito rivoltogli dal Capo dello Stato a `non dilatare i propri spazi di intervento'. Perciò, quando il plenum sarà chiamato a formulare il parere, alcune forzature andranno, a mio avviso, eliminate, come sarà giusto apprezzare molti suggerimenti contenuti nello schema di parere, perché sono rivolti a razionalizzare, a semplificare e a ridurre i tempi lunghi del processo penale».

«Dialogare con il governo è necessario ed è anche utile se i suggerimenti del Csm sono valutati positivamente per la oggettività dei rilievi: le forzature mai aiutano a rendere proficuo un dialogo fra chi propone (il governo) e chi istituzionalmente è deputato a dare un parere di merito».