27 ottobre 2020
Aggiornato 01:30
Privacy

Dati gestione emergenza COVID-19: il governo agisca in nome della trasparenza

La tutela della riservatezza è una conquista troppo importante per essere messa in secondo piano. Ministra Pisano scelga soluzioni con software libero

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ROMA - «Invitiamo il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano ad includere il software libero (open source) nei criteri di selezione e aggiudicazione degli strumenti tecnologici di tracciamento al vaglio del ministero per la gestione dell’emergenza coronavirus» - è questo l’appello rivolto alla Ministra Pisano da parte delle associazioni Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights e The Good Lobby. Il momento che stiamo vivendo è grave e doloroso. La gestione dell’epidemia è una sfida senza precedenti e la nostra società è chiamata a dare risposte ambiziose e innovative.

Tutela della privacy

La tutela della riservatezza è una conquista troppo importante per essere messa in secondo piano. Le soluzioni tecnologiche che l’Italia - come già hanno fatto altri Paesi - intende adottare per scopi di contenimento dell’epidemia, non possono permettere che le persone perdano il controllo sui propri dati. «Qualunque tecnologia orientata a gestire l'emergenza sanitaria che vada a comprimere le nostre libertà individuali, dovrebbe garantire massima trasparenza, e la trasparenza nel mondo della tecnologia significa software libero, cioè verificabile nelle sue funzionalità. Solo le licenze di software libero permettono di preservare la fiducia dei cittadini e fornire uno strumento per accertare le responsabilità delle istituzioni: vogliamo essere in grado di valutare in che modo siamo sorvegliati e comprendere come vengono usati i nostri dati, scongiurando il rischio che ne venga fatto un uso sproporzionato alle necessità contingenti. La trasparenza deve essere parte fondamentale di qualunque soluzione tecnologica, soprattutto in caso di raccolta massiva dei dati che ci riguardano. Le componenti software di tracciamento devono essere pubbliche e disponibili per la verifica e lo scrutinio pubblico»- spiegano le associazioni.

Andrebbe inoltre scoraggiato il ricorso, da parte di ciascuna regione, a strumenti di tracciamento digitali autonomi: è necessario che l’Italia si doti di una app unica, che garantisca perciò un trattamento omogeneo dei dati sul territorio nazionale (così come accade per il trattamento sanitario).

Minimizzare le deroghe ai diritti civili

Se questa epidemia impone un cambio di passo collettivo, il processo di cambiamento passa anche dalla capacità delle istituzioni pubbliche di saper gestire l’emergenza sanitaria minimizzando le deroghe ai diritti civili. Anche il Garante della Privacy si è espresso in favore di un approccio cauto e proporzionato nell’adozione di misure di tracciamento di massa nella gestione dell’epidemia da coronavirus.

Date le delicate implicazioni per la tutela della privacy e dei diritti individuali, è necessario che il governo privilegi soluzioni digitali trasparenti. «Chiediamo infine che il Ministero adotti la massima trasparenza anche nei processi decisionali e in tutta la procedura con la quale selezionerà le soluzioni tecnologiche e digitali che il governo italiano adotterà per la gestione dell’epidemia, a partire dalla pubblicazione integrale delle proposte giunte in risposta alla fast call del 24 marzo» - concludono le associazioni.