28 aprile 2024
Aggiornato 04:00
Internet

Direttiva copyright, ecco come cambierà il business model online

Non si tratterà di una rivoluzione immediata, ma piuttosto di una evoluzione, più o meno rapida, verso un nuovo equilibrio fra gli interessi delle piattaforme, degli autori, degli editori e degli utenti

Direttiva copyright, ecco come cambierà business model online
Direttiva copyright, ecco come cambierà business model online Foto: ANSA

STRASBURGO - L'accordo approvato oggi dall'Europarlamento a Strasburgo sulla direttiva per la tutela del diritto d'autore sulle piattaforme di Internet promette una grande trasformazione nei «business model» della nuova economia digitale, mettendo fine agli abusi dei giganti del web e garantendo una giusta remunerazione dei creatori dei contenuti online.

Non si tratterà di una rivoluzione immediata, ma piuttosto di una evoluzione, più o meno rapida, verso un nuovo equilibrio fra gli interessi delle piattaforme, degli autori, degli editori e degli utenti. La nuova normativa, se passerà all'approvazione finale del Consiglio Ue, innesca un processo e pone degli obiettivi da raggiungere, ma il percorso per arrivarci è ancora indefinito, e potrebbe essere ancora accidentato.

Innanzitutto, si tratta di una direttiva europea, non di un regolamento di armonizzazione. La differenza è semplice: mentre il regolamento viene trasposto tale e quale nelle legislazioni nazionali, la direttiva fissa una serie di parametri, definizioni, campi d'applicazione, scopi e risultati da conseguire che poi ogni Stato membro dovrà recepire nel proprio ordinamento, con leggi o misure amministrative che sono soggette a un certo margine di interpretazione e possono essere anche molto diverse da paese a paese.

Va sottolineato poi che la direttiva non fa che fissare alcuni principi con valore giuridico, e soprattutto un diritto e un dovere: il diritto dei creatori, o degli editori per i quali lavorano, di ottenere la tutela del Copyright per i contenuti caricati sul web; e il dovere delle grandi piattaforme digitali di rispettare quel diritto e di remunerare gli autori.

Il modo in cui quei principi, diritti e doveri saranno applicati dipenderà dalle legislazioni nazionali di recepimento e anche dalla giurisprudenza. Perché le piattaforme che violeranno il Copyright saranno passibili di conseguenze legali, e gli autori e gli editori lesi potranno adire i tribunali contro le violazioni.

La direttiva non prescrive come, o usando quali tecnologie, le piattaforme dovranno accordarsi con editori e creatori per remunerarli per i contenuti caricati online, o per accertarsi che non vengano caricati contenuti per i quali non sono stati pagati di diritti d'autore. Stabilisce solo che questo dovrà essere fatto, nelle forme e nei modi che si affermeranno sul mercato e magari con tecnologie innovative che si svilupperanno secondo i bisogni.

La direttiva, ha affermato il vicepresidente delal Commissione responsabile per l'Economia digitale, Andrus Ansip, mira a «tutelare non solo i giornalisti, ma il giornalismo di qualità». Questo perché, visto che per poter caricare dei contenuti online le piattaforme dovranno comunque pagare i loro autori, questo meccanismo funzionerà probabilmente come un incentivo a scegliere i contenuti migliori, che valgano la spesa.

Sempre secondo Ansip, «i ricavi provenienti dalla pubblicità sulle piattaforme online stanno aumentando rapidamente, mentre quelli della pubblicità sui media tradizionali, compresi quelli radiotelevisivi, continua a diminuire"; ma la direttiva sul Copyright, ha sottolineato ancora il vicepresidente della Commissione, «darà alle imprese editoriali una migliore posizione negoziale nelle trattative con le grandi piattaforme digitali».

Una precisazione, infine, sul trattamento riservato dalla direttiva alle piattaforme digitali delle piccole e medie imprese «start up» (definite come quelle in attività da meno di tre anni, con meno di 10 milioni di fatturato annuale e meno di 5 milioni di utenti al mese): non è esatto dire che saranno esentate dagli obblighi di tutela del Copyright. Avranno semplicemente un certo margine di tolleranza per adeguarsi, ma dovranno fare «i loro migliori sforzi» per farlo. In pratica, «la loro responsabilità sarà graduale, applicata proporzionalmente alle dimensioni dell'impresa», come ha spiegato una fonte della Commissione europea.