10 dicembre 2018
Aggiornato 09:00

Nei sotterranei di Milano c'è una «fabbrica» di bitcoin

La struttura è operativa 24 ore su 24 e potrebbe diventare una delle più importanti «fabbriche» di bitcoin
Nei sotterranei di Milano c'è un «fabbrica» di bitcoin
Nei sotterranei di Milano c'è un «fabbrica» di bitcoin (Shutterstock.com)

MILANO - Siamo nei sotterranei di un edificio a pochi passi dal Duomo di Milano, la città italiana che più delle altre si sta contraddistinguendo per approccio innovativo e industriale. Una città dove le idee sorgono come funghi e che potrebbe diventare una delle più importanti «fabbriche» di bitcoin. Dopo l’apertura di uno spazio, in via Veglia 44, dedicato alla formazione e alla consulenza su questo «magico» mondo delle criptovalute, Milano apre le porte a Criptomining, una startup innovativa che produce criptovalute su scala industriale attraverso un processo informatico noto come mining.

Al momento, a regime, ci sono 12 macchine che lavorano 24 ore su 24, ma l’obiettivo è quello di rendere operative ben 250 macchine. Per essere chiari il mining è il modo utilizzato dal sistema bitcoin e dalle criptovalute in generale per emettere moneta.La rete bitcoin memorizza le transazioni all'interno di strutture di dati chiamate in gergo blocchi. Affinchè un blocco possa essere aggiunto alla catena dei blocchi, ovvero all'enorme database pubblico contenete tutte le transazioni in bitcoin, è necessario che un elaboratore lo «chiuda» trovando un particolare codice, che può essere unicamente azzeccato a furia di tentativi. Questa operazione cristallizza il bl occo, impedendo qualsiasi modifica futura, e chi trova tale codice è ricompensato con una certa quantità di bitcoin, più tutte le tasse delle transazioni da lui inserite nel blocco, come incentivo alla donazione di tempo macchina alla causa del bitcoin.

A scanso di equivoci, Criptomining è 100% green grazie all’accordo con TREEDOM. «Grazie a sinergie e importanti accordi commerciali possiano ritenere marginale il costo dell'energia elettrica, quindi concentrarci sulla produzione delle macchine. CriptoMining attualmente non vende le macchine, lo faremo in futuro, ma lei stessa fa mining. Abbiamo al momento 12 macchine dedicate all’attività – spiega l'Avv. Elio Viola, socio fondatore – e ognuna è in grado di generare circa 0,0014 Bitcoin al giorno. Potrebbe essere poco, ma numerosi sono i progetti che stanno nascendo sulla blockchain e che avranno bisogno delle nostre macchine. Molto dipende anche dal valore del Bitcoin, lo scorso dicembre, quando superò quota 19mila dollari, qualcuno è arrivato addirittura a pronosticare valori vicini al milione di euro».

Ed è così che i founders, Elio Viola e Matteo Moretti, hanno scelto Milano, anziché andare all’estero. Una scelta più facile, ma che forse non avrebbe generato le medesime soddisfazioni. Nel pieno centro del capoluogo lombardo, la struttura è ubicata tre piani sotto terra, sorvegliata 24 ore su 24 e a una bassa temperatura per mantenete stabili i sistemi. «Nella sala di 60 metri quadri possiamo ospitare a regime circa 250 macchine, nostro obiettivo di realizzazione. Come in ogni rivoluzione tecnologica, a grandissimi rischi corrispondono grandissime opportunità - continua Viola -. Ma qui ci crediamo davvero, infatti abbiamo investito personalmente, non solo denaro ma anche know-how, tempo e notevoli sacrifici. Creare la struttura attuale ha portato investimenti per circa 50.000 euro, ma stiamo crescendo molto rapidamente anche grazie ai proventi quotidiani dell'attività di mining. Crediamo fermamente che le valute digitali siano solo l'inizio di una svolta tecnologica che rivoluzionerà tutti i settori industriali e finanziari, e accelererà l’internet delle cose. Se succederà potremmo dire che noi c’eravamo in prima persona».

Gli obiettivi, in ogni caso, sono lungimiranti. «Aspiriamo ad essere il progetto industriale più grande d’Italia e ci stiamo muovendo su diversi fronti - afferma Matteo Moretti, co-fondatore di Criptominig -. Ci hanno valutato 1,5 milioni di euro e stiamo dialogando, da un lato per il possibile ingresso di grossi investitori già attivi sulle criptovalute, dall'altro l'intenzione di avvicinarci all'equity crowdfunding per far partecipare chi fosse interessato al nostro progetto in modo attivo. Ci piacerebbe rendere ‘social’ il mining di criptovalute. Forti delle nostre esperienze siamo convinti di poter diventare una realtà che crea valore e lavoro».