E adesso che fine fa il Piano Industria 4.0?

Che ne sarà dell'ammodernamento delle nostre imprese? Che ne sarà del Piano Industria 4.0?

E adesso che fine fa il Piano Industria 4.0?
E adesso che fine fa il Piano Industria 4.0? (Shutterstock.com)

ROMA - L’esisto delle elezioni dello scorso 4 marzo ci ha lasciato nella più completa incertezza. Non solo su chi sarà il nostro futuro premier, ma soprattutto quale percorso si troverà a dover prendere la nostra nazione, in modo particolare le nostre imprese. Che ne sarà del Piano Industria 4.0? Un piano che - a conti fatti - ha funzionato, nato su iniziativa parlamentare, ma soprattutto grazie alla lungimiranza di Carlo Calenda. Una lungimiranza talmente spiccata che lo ha addirittura spinto a iscriversi al Partito Democratico proprio in questi giorni, per risollevarlo dalle tenebre, ha detto lui.

Il Governo ascolterà Confindustria?
Giochi politici a parte, la domanda è lecita. Il futuro del Piano Industria 4.0 che ha fatto salire gli investimenti in macchinari dell’11% quest’anno, potrebbe non essere così scontato. Come neppure la creazione dei tanto agognati Competence Center, il cui bando è arrivato con un anno di ritardo e ora rischia di rimanere sulla carta. Certo. Non bisogna disfare quanto fatto dal governo Renzi e Gentiloni. A sostenerlo sono gli stessi imprenditori, capitanati dal presidente di Confindustria Boccia, secondo cui - ad esempio - il Jobs Act va mantenuto, così dome la Sabatini. Gli industriali, durante le Assise di Verona, hanno anche preparato un piano da presentare al futuro governo: 250 miliardi di risorse liberate in 5 anni, con la partecipazione dell’Europa e del settore pubblico privato, per sostenere le industrie e l’ammodernamento tecnologico. Naturalmente bisognerà vedere se il futuro governo sarà intenzionato a prendere in considerazione la madre del Piano Industria 4.0, Confindustria. «L’Industria 4.0 è l’essenza dell’industria italiana. Ha tanti padri, ma la madre siamo noi», ha detto Vincenzo Boccia.

L’aspetto tecnologico
Ciò che è certo è che l’ondata tecnologica non si arresterà, a prescindere dal nuovo premier. Gli incentivi del Piano Calenda, iper e superammortamento, sono serviti proprio per permettere alle imprese di ammodernarsi. Oggi c’è la questione dei Big Data, delle macchine in rete, dei sensori, dei robot. E dell’automazione del lavoro. L’Italia non è esentata, indipendentemente da chi salirà a Montecitorio. E’ un’opportunità che non possiamo perderci, come secondo paese manifatturiero, ma è necessario che anche il Piano Industria 4.0 si evolva. «Dobbiamo attuare una trasformazione delle aliquote di ammortamento - ci aveva raccontato Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali Confindustria -. Siamo fermi a un decreto del ’78 e questo significa che se io compro una stampante 3D questa viene ammortizzata come una stampante tradizionale. E’ ovvio che la tecnologia accorcia l’obsolescenza delle macchine e dobbiamo pensare a rivedere le aliquote e proporre agevolazioni che comprendano anche altre attività rispetto alle macchine».

Gli incentivi
Naturalmente l’aspetto degli incentivi dipenderà dal nuovo governo, il cui ministro dello sviluppo economico potrebbe avere idee piuttosto diverse rispetto a quelle di Calenda e dei cosiddetti incentivi automatici, ai quali possono accedere praticamente tutti. Un piano che - a conti fatti - ha funzionato. Nell’ultimo trimestre del 2017 gli ordinativi di robot e di macchine utensili destinati al mercato italiano hanno fatto un balzo in avanti senza precedenti, raggiungendo un incremento dell’86,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ovviamente gli incentivi non possono durare per sempre. Lo aveva detto lo stesso Calenda già lo scorso giugno, all’assemblea di Assolombarda. E’ probabile che il ciclo di vita di super e iper ammortamento si chiuderà proprio quest’anno. Chi ha intenzione di sfruttare il credito d’imposta al 250% per l’investimento in macchinari e tecnologie lo potrà fare fino al 31 dicembre 2018, mentre per le consegne c’è tempo ancora tutto il 2019. Il credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo è una misura pluriennale già finanziata e, salvo sorprese, non dovrebbe essere smontata almeno fino alla sua naturale scadenza (2020).

E il credito d’imposta?
Futuro incerto, invece, per il credito d’imposta per le spese in formazione 4.0, del quale siamo - tra le altre cose - ancora in attesa del regolamento attuativo. Anche se l’aspetto delle competenze digitali è uno dei temi più urgenti per affrontare la rivoluzione digitale. Le posizioni relative a figure digitali emergenti sono cresciute da febbraio 2013 ad aprile 2017 a ritmi del 280% e fra quelle più ricercate spiccano il Data Scientist, il CyberSecurity Expert e il Big Data Analyst.  Il dato diventa un vero e proprio fattore produttivo.

Cosa prevedono i programmi
Se ipotizziamo un governo a guida Centrodestra, con tutto il fervore nei confronti del Made in Italy, siamo quasi certi nell’affermare che le imprese saranno ascoltate, anche se Salvini si è più volte detto disponibile alla folle idea di tassare i robot. In ogni caso la coalizione parlava esplicitamente di un «Piano di ristrutturazione delle tecnostrutture e migliore utilizzo delle risorse per le nuove tecnologie per tutto il sistema delle imprese, con particolare riferimento alle piccole e medie». Quanto al Movimento 5 Stelle, il piano è esplicitamente presente nel programma e intende sborocratizzare. «Agire come attori della quarta rivoluzione industriale significa essere in grado di coglierne le opportunità per creare oggi nuove imprese e nuovi posti di lavoro realizzando prodotti e servizi innovativi. Questo prevede uno sforzo in due direzioni: da un lato è necessario favorire la nascita e la crescita di nuove imprese attraverso la sburocratizzazione e la riduzione degli oneri fiscali, dall’altro è fondamentale diffondere conoscenza in merito nel Paese e in particolar modo tra le generazioni che si apprestano a scegliere un percorso universitario o una carriera lavorativa».

Ora dalle parole si passa ai fatti. E vedremo quale potrà essere il futuro delle nostre imprese.