27 giugno 2019
Aggiornato 04:00
criptomonete

Perchè oggi Bitcoin è sceso a 6mila dollari

Bitcoin oggi scende a quota 6mila dollari con una flessione superiore al 15% nelle ultime ventiquattro ore

Perchè oggi Bitcoin è sceso a 6mila dollari
Perchè oggi Bitcoin è sceso a 6mila dollari ( Shutterstock )

MILANO - Gli ultimi 14 mesi sono stati un periodo volatile per la valutazione del Bitcoin. La valuta virtuale è aumentata in valore di oltre l'1.300% lo scorso anno, raggiungendo il massimo di 20.000 dollari a dicembre. Ma la valutazione è scesa a meno della metà rispetto ad alcune borse nel 2018. Stamane, Bitcoin è sceso addirittura a quota 6mila dollari, con una flessione superiore al 15% nelle ultime ventiquattro ore. Questo livello di volatilità ha sconvolto i legislatori e le banche, alcune delle quali hanno vietato ai clienti di utilizzare le loro carte di credito per acquistare Bitcoin, come accaduto a Lloyds e Virgin Money, che hanno seguito la strada aperta da JPMorgan, Bank of America e Citigroup. Ma da dove arriva questo crollo?

Questa mattina il tema delle criptovalute è arrivato al Congresso americano. L’obiettivo è quello di meglio comprendere come il Bitcoin si inserirà nel panorama esistente della regolamentazione finanziaria negli Stati Uniti, e cosa occorre fare di più per proteggere i consumatori.

In una lunga testimonianza il presidente della SEC Jay Clayton ribadisce le preoccupazioni circa la necessità di distinguere tra ICO in quanto titoli e non titoli, mentre i mercati rimangono impreparati per la quotazione in borsa. Nella fattispecie, secondo il sito «Cointelegraph», Clayton avrebbe dichiarato: «Gli investitori dovrebbero comprendere che finora nessuna ICO è stata registrata presso la SEC e che la SEC non ha inoltre approvato la quotazione e la negoziazione di prodotti quotati in borsa (come gli ETF) che detengano valute virtuali o altre attività relative a valute virtuali. Se qualcuno oggi dice il contrario, gli investitori dovrebbero essere particolarmente cauti».

Il presidente della SEC si è poi detto disponibile a collaborare con il Congresso per una maggiore chiarezza e trasparenza sul mercato delle criptomonete, valutando l’introduzione di regole. Dello stesso parare anche il presidente della Commodity e Futures Trading Commission, Christopher Giancarlo: il Congresso dovrebbe rivedere le regole statali sulle valute digitali e sulle piattaforme di scambio perchè l'attuale sistema di concessione delle licenze «Stato per Stato» ha dei limiti. Ovviamente l’attenzione delle autorità di regolamentazione americane ha contribuito a innescare il calo a cui abbiamo assistito in queste ore.

Ma il muso duro da parte degli USA non è l’unico ostacolo alla risalita di Bitcoin. La People's Bank of China (Pboc) ha fatto sapere che metterà al bando tutte le piattaforme domestiche e straniere per lo scambio di criptovalute e i siti per le ICO, stando a quanto riportato dal South China Morning Post. Benchè la Cina, infatti, avesse già messo al bando gli exchange locali di criptomonete e ICO, l’attività dei cinesi non si era mai veramente placata, anche grazie alle piattaforme estere. L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha spiegato che la Banca centrale stringerà i controlli sugli investitori domestici che si imbarchino in transazioni estere di valute virtuali e di ICO.

In Italia il ministero dell’Economia e delle Finanze ha preparato un decreto ministeriale che da pochi giorni è in consultazione pubblica sul sito del dipartimento del Tesoro. In buona sostanza «chiunque è interessato a svolgere sul territorio della Repubblica italiana l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale è tenuto a darne comunicazione al ministero». Insomma, il Governo ha previsto un vero e proprio registro che dovrebbe quindi contenere le generalità di chi opera nel mondo delle criptomonete, compresi gli operatori commerciali che accettano la valuta virtuale come corrispettivo di qualsiasi prestazione avente oggetto beni, servizi o altro.