25 settembre 2018
Aggiornato 16:30

Vola l’Industria 4.0, ma resta il rebus delle competenze

Nell’ultimo trimestre del 2017 gli ordinativi di robot destinati al mercato italiano sono cresciuti dell'86%
Vola l’Industria 4.0, ma resta il rebus delle competenze
Vola l’Industria 4.0, ma resta il rebus delle competenze (Shutterstock.com)

MILANO - Per Calenda significa che l’industria italiana ha finalmente intrapreso un percorso di crescita. Via, lontano dagli anni più bui di una crisi che ha costretto molti ad abbassare le serrande. Anche se forse è ancora presto per cantare vittoria. Mentre iniziano le promesse di un’agguerrita campagna elettorale, i numeri ci confermano, ancora una volta, che il piano Industria 4.0 ha funzionato.

Nell’ultimo trimestre del 2017 gli ordinativi di robot e di macchine utensili destinati al mercato italiano hanno fatto un balzo in avanti senza precedenti, raggiungendo un incremento dell’86,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Insieme sono cresciuti anche gli ordini esteri i quali hanno raggiunto il 6,2% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2016. Ma il vero passo in avanti - come mostrano i dati di UCIMU - è rappresentato dalle nostre imprese e dalla grande propensione a investire del mercato italiano. Una spinta arrivata dal Piano Industria 4.0 che - con i Super e iperammortamento, nuova Legge Sabatini e detrazione fiscale per spese in Ricerca e Sviluppo - hanno probabilmente anticipato gli investimenti da parte di molte PMI del tessuto industriale italiano.

«Ora occorre forzare la formazione 4.0, indispensabile per guidare l’innovazione delle nostre fabbriche», ammette Massimo Carboniero presidente UCIMU. Il vero punto dolente di questa trasformazione digitale giacché a introdurre incentivi per l’acquisto di robot «si fa presto», un po’ diverso è cambiare la mentalità e la cultura degli imprenditori. La strada è ardua e potrebbe essere davvero molto lunga. Domanda e offerta di lavoro non collimano. Dall’analisi delle offerte di lavoro pubblicate online, infatti, emerge chiaramente il divario fra i profili che cercano le aziende e la preparazione professionale di quanti sono in cerca di occupazione. Le posizioni relative a figure digitali emergenti sono cresciute da febbraio 2013 ad aprile 2017 a ritmi del 280% e fra quelle più ricercate spiccano il Data Scientist, il CyberSecurity Expert e il Big Data Analyst. La richiesta di competenze legate al digitale è però forte anche per le professioni non strettamente tecnologiche, e questo si evidenza soprattutto nelle aree Hr, Amministrazione e marketing.

Chi è in cerca di lavoro, però, non sembra essere abbastanza preparato per assolvere alle richieste delle imprese, fermo restando che - spesso - anche le offerte di lavoro mancano di assoluta chiarezza. Senza dimenticare che il numero di laureati italiani tra i 25 e 34 anni con competenze tecnologiche è decisamente inferiore rispetto a quello di altri Paesi. E proprio ora, in piena campagna elettorale, che si stanno definendo le politiche per il prossimo governo, è necessario intervenire e agire maggiormente a livello di formazione universitaria, con nuove risorse, elargite alle Università (a tutte le Università) che possano potenziare i corsi nell’aree digitali o crearli ex novo. Ma anche orientamento verso gli ITS, le scuole tecniche di alta formazione che rappresentano una valida (e utile) alternativa ai percorsi universitari.

Quanto al credito d'imposta sulla formazione previsto dalla Legge di Bilancio 2018 potrebbe rappresentare una soluzione solo parziale. Da una parte, perché subordinato all’attivazione attraverso contratti collettivi nazionali o territoriali, procedimento che potrebbe risultare di ostacolo a quelle Pmi che non hanno una rappresentanza sindacale all’interno della loro organizzazione. Dall’altra, perché il credito di imposta previsto per le spese sostenute dalle imprese che investono in formazione 4.0 è applicabile alle sole ore di lavoro del personale coinvolto nell’attività. E quindi viene esclusa tutta la parte relativa al costo dei docenti esterni con il rischio che la scelta dei formatori possa essere condizionata più dal prezzo che dal valore del servizio offerto.

Sicuramente molto dipenderà dal prossimo governo. Sperando che decida di puntare sulle nostre fabbriche. Per farle andare avanti e non indietro.