18 novembre 2019
Aggiornato 19:00
e-commerce

Ma noi italiani siamo pronti agli assistenti vocali?

Gli acquisti saranno effettuati sempre più parlando direttamente con lo smartphone. Ma noi siamo pronti?

Ma noi italiani siamo pronti agli assistenti vocali?
Ma noi italiani siamo pronti agli assistenti vocali? Shutterstock

MILANO - Nel Regno Unito e negli USA le aziende si stanno attrezzando. Del resto sentono sicuramente più di quanto possiamo sentire noi il peso dei colossi tecnologici, Amazon e Google in primis. Le innovazioni e gli sviluppi di questi ultimi hanno una ricaduta a cascata sulle aziende del territorio praticamente immediata. I dati parlano chiaro: entro il 2022 avremo 5 miliardi di assistenti vocali installati sui nostri smartphone a livello globale. Il che significa che compreremo le verdure e la carne per il pranzo parlando con il nostro cellulare (oltre a tutti gli altri prodotti).

In America il trend è già galoppante, come un’epidemia. Il cospicuo acquisto dei diffusori intelligenti (soprattutto Echo Dot di Amazon) ha fatto balzare l’app di Alexa, l’assistente vocale di Amazon, al primo posto negli store americano di applicazioni. Un risultato simile è stato raggiunto anche in Europa, dove - nel Regno Unito - l’app ha raggiunto il secondo posto. Dimostrazione di un comportamento di massa rilevante, soprattutto se consideriamo il fatto che si è verificato durante il periodo di shopping natalizio. Non sai cosa regalare all’amico delle superiori? Perchè non optare per uno smart speaker (diffusore per assistenti vocali, ndr.)? Un ragionamento che hanno fatto in molti.

Anche la ricerca di Capgemini evidenzia un marcato file rouge con gli ordinativi. Nei  prossimi tre anni, gli assistenti vocali diventeranno la modalità predominante di interazione tra i consumatori, e coloro che utilizzano la tecnologia per fare acquisti saranno disposti a spendere il 500% in più attraverso questa nuova forma di interazione rispetto ai livelli attuali. Secondo lo studio circa un quarto degli acquirenti preferirebbe utilizzare un voice assistant anziché un sito web. Tuttavia, si stima che nei prossimi tre anni questa percentuale crescerà fino a raggiungere il 40% e quasi un terzo interagirà con un’assistente vocale invece di recarsi in un negozio fisico o presso una filiale bancaria, rispetto al 20% registrato oggi.

La ricerca di Capgemini, tuttavia, è stata condotta coinvolgendo 5.000 consumatori di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Dal quadro è quindi esclusa l’Italia: viene allora spontaneo chiedersi se queste previsioni valgano anche per il nostro Paese. «La mia opinione è che, per quanto riguarda l’Italia, le stime dovrebbero essere più caute - spiega Piergiorgio Vittori, Global Development Director di Spitch, società di consulenza svizzera con presenza globale, specializzata nelle tecnologie vocali e nell’analisi del linguaggio parlato -. Tre anni sono pochi per cambiare le abitudini consolidate e rivoluzionare un sistema distributivo che ha fatto la fortuna del made in Italy. Infatti, da noi, l’e-commerce funziona davvero solo per prodotti standardizzati o a basso contenuto emozionale, vista anche la difficoltà nel sistema di delivery e rimborsi in caso di cambio o restituzione merce. Negli USA, invece, addirittura si arriva ad acquistare online lo stesso abito in tre taglie diverse, per poterlo provare a casa, e restituire poi le scelte errate. In Italia spesso si va nel negozio per provare la merce dal vivo, e poi si acquista online a prezzo inferiore – vale soprattutto per i giovani. In aggiunta, il tema della sicurezza per il pagamento con le carte di credito è ancora da affinare».

Senza dimenticare che l’italiano medio ama ancora vedere e «toccare» il proprio acquisto, per aggiungere un’esperienza estetica alla spesa. «Spesso poi è il brand e il conseguente cocooning del negozio a creare e guidare le scelte, cosa difficilmente gestibile online anche attraverso il migliore degli assistenti virtuali - continua Vittori -. Questo vale tanto per un paio di scarpe quanto per le transazioni bancarie. Fortunatamente, le tecnologie di chatbot, almeno per la versione in italiano, stanno velocemente sempre più perfezionandosi, per fare in modo che il consumatore si rivolga all’e-commerce con maggiore fiducia».

Benchè le abitudini siano dure a morire, dovremo pur fare i conti con le nuove tecnologie, senza concederci il lusso di far finta che non esistano. Il mercato di Alexa, l’assistente virtuale di Amazon, è stimato a 10 miliardi di dollari entro il 2020. Sicuramente un mercato per cui l’Italia non è ancora pronta, ma - altrettanto sicuramente - un mercato promettente che si sta lasciando sfuggire. Del resto, il miliardo di dollari di utili che ha fatto schizzare Amazon letteralmente alle stelle, è un boom dovuto anche allo sviluppo di Alexa.