12 dicembre 2018
Aggiornato 00:00

Il paradosso di Jack Ma (Alibaba) e l'intelligenza artificiale

Per Jack Ma l'intelligenza artificiale è una vera e propria minaccia mondiale. Ma i suoi investimenti sono diretti ad aumentarla sempre più
Il paradosso di Jack Ma (Alibaba) e l'intelligenza artificiale
Il paradosso di Jack Ma (Alibaba) e l'intelligenza artificiale (Shutterstock.com)

DAVOS - Il palcoscenico del World Economic Forum di questi giorni è stato quasi un ammissione di colpe. Dopo anni di ricerche e sviluppi, ci stiamo amaramente rendendo conto di quanto i progressi tecnologici potrebbero compromettere seriamente la nostra esistenza, non tanto in termini di estinzione (qui siamo all’estremo), ma piuttosto per ciò che riguarda il ruolo che avremo nel prossimo futuro. L’ultimo monito (che fa seguito a una schiera tra cui annoveriamo Stephen Hawking, Bill Gates ed Elon Musk) arriva da Jack Ma, presidente e fondatore di Alibaba, preoccupato (si fa per dire) della popolazione mondiale.

Il paradosso
Proprio lui che, attraverso la tecnologia, ha creato un vero e proprio impero. Sono circa 454 milioni gli utenti attivi sulla piattaforma Alibaba per un miliardo di prodotti in vendita e ogni giorno Jack Ma inaugura centinaia di nuovi store sul proprio marketplace. Per lui che intensificato la spesa in ricerca e sviluppo investendo altri 15 miliardi in intelligenza artificiale, proprio questa tecnologia, insieme ai Big Data, rappresenta una minaccia per gli esseri umani. «L’intelligenza artificiale e i robot distruggeranno un sacco di posti di lavoro, perché in futuro queste mansioni verranno svolte dalle macchine. L’unica soluzione è cambiare il modo in cui educhiamo i nostri ragazzi, insegnando loro non a competere con le macchine ma a sviluppare la loro creatività». Mentre i Big del Web dispensano consigli su come far evolvere la popolazione, i loro investimenti in tecnologia continuano a crescere. Lo ha fatto anche Mark Zuckerberg, di recente. Con i suoi «Community skill hub» che ha intenzione di aprire nei prossimi mesi (uno sarà anche in Italia) per la formazione digitale. Previsti corsi di formazione in aula per 100mila PMI entro il 2020 e corsi online per 250mila imprese. In tutta Europa. Mentre ha investito altri 10 milioni di euro per potenziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Francia aumentando da 10 a 40 i dottorati presso il centro di ricerca sul’lA di Facebook a Parigi. Quell’intelligenza artificiale che poi governa Facebook. E governa noi, alla fine.

L’AI minaccia le persone
«Noi abbiamo la responsabilità di avere un cuore buono, e fare qualcosa di buono. Garantire che tutto ciò che facciamo sia indirizzato verso un futuro migliore», ha dichiarato dal palco di Davos Jack Ma. «Sebbene questa rivoluzione creerà leader di successo e opportunità, ogni nuova tecnologia creerà anche problemi sociali». Ma il discorso sulle diseguaglianze e su come il digitale potrebbe incrementare esponenzialmente il divario, non è l’unica preoccupazione rilevante. Più rilevante è la possibilità di una Terza Guerra Mondiale, concetto sviscerato da Jack Ma sul palco di Davos, anche se un po’ forzato (in effetti): «La prima rivoluzione tecnologica causà la Prima Guerra Mondiale e la seconda rivoluzione tecnologica causò la Seconda Guerra Mondiale. Ora abbiamo davanti la terza rivoluzione tecnologica. Se la Terza Guerra Mondiale avverrà, dovrebbe essere combattuta contro le malattie, l'inquinamento e la povertà, non l'uno contro l'altro».

Gli investimenti in AI
Uno specchio per le allodole e un teatrino dell’ipocrisia. Perché se da una parte ci si scaglia contro l’intelligenza artificiale, dall’altra questo rappresenta uno dei mercati con maggiori investimenti. Secondo Statista, il mercato globale AI dovrebbe raggiungere quasi i 60 miliardi di dollari nel 2025, con incrementi annuali impressionanti (come potete vedere dal grafico). E uno dei maggiori investitori resta Jack Ma. Parte dei 15 miliardi di cui vi parlavamo prima è probabile saranno destinati a potenziare AliGenie, l’assistente vocale sviluppato dal Team di Alibaba. Lo scorso agosto il colosso cinese ha, infatti, lanciato il suo speaker intelligente Tmall Genie, diretto competitor di Echo (su cui è installato l’assistente virtuale di Amazon, Alexa). Durante una dimostrazione, il dispositivo, alimentato da AI, è stato utilizzato per ordinare e organizzare la consegna di alcune bottiglie di Coca Cola, suonare musica, aggiungere credito a uno smartphone e attivare un umidificatore intelligente all’interno di un appartamento. Il gadget, di fatto, ha bisogno di meno di 10 secondi per connettersi alla rete ed è un buon compagno di viaggio (virtuale) quando c’è bisogno di fare shopping.

I test sui clienti
I clienti di Alibaba sono essi stessi dei test. Durante il Single Day che si è svolto a novembre in Cina, Alibaba ha venduto articoli per 25,4 miliardi di dollari, circa 21,67 miliardi di euro. Solo Alipay, nei primi due minuti, ha registrato transazioni per un miliardo di dollari. Insomma, un vero e proprio record mondiale che ha messo i più sfrenati giorni di shopping americano alla porta. Per Alibaba, il Single’s Day è, ovviamente, un banco di prova per testare le sue tecnologie ed eventuali limiti di cloud computing, consegna delle merci e pagamenti. Lo stesso sta succedendo con la sperimentazione avviata nella sede di Ant Financial dove i dipendenti possono pagare il pranzo (a base di pollo KFC) attraverso il riconoscimento facciale (tecnologia che è possibile sviluppare solo grazie a potenti algoritmi AI).

Negli degli umani
Ma gli investimenti di Jack Ma non si fermano qui. Il colosso cinese ha sviluppato un modello di intelligenza artificiale che ha ottenuto punteggi migliori degli esseri umani in un test di lettura e comprensione della Stanford University. Alibaba ha messo alla prova il suo modello di rete neurale un paio di settimane fa, chiedendo all'AI di fornire risposte esatte a più di 100.000 domande facenti parte di un quiz considerato uno dei calibri di lettura meccanica più autorevoli al mondo. Basato su più di 500 articoli di Wikipedia, infatti, Stanford ha creato una serie di domande per capire se i modelli di apprendimento meccanico sono in grado di elaborare grandi quantità di informazioni prima di fornire risposte precise alle domande. Il modello sviluppato dal colosso cinese ha raggiunto un risultato pari a 82,44, oltrepassando quello raggiunto dagli esseri umani, fermo a 82,304. Secondo Alibaba è la prima volta che una macchina ha superato una persona reale in un simile test. A discolpa di Alibaba, possiamo dire che è la Cina a marciare dritta sull’intelligenza artificiale. Del resto, Pechino ha approvato la tecnologia in un piano a livello nazionale che chiede che il Paese diventi leader del settore entro il 2030. Ma questa non è una vera giustificazione.

A fronte di questi sviluppi, non possiamo di certo dire che Jack stia limitando il rischio di una Terza Guerra Mondiale. Cosa ci resta da fare? Studiare, almeno per il momento.