16 novembre 2019
Aggiornato 03:30
smart cities

Così Bologna è diventata la seconda città più «intelligente» d'Italia

Vanta il primato nell’energia e nella governance e si guadagna la medaglia d'argento nella trasformazione digitale e occupazione

Così Bologna è diventata la seconda città più «intelligente» d'Italia
Così Bologna è diventata la seconda città più «intelligente» d'Italia Shutterstock

BOLOGNA - Si è guadagnata la medaglia d’argento, Bologna, nella classifica delle città più «Smart» d’Italia,  con solo due punti di distanza dal vertice (contro gli oltre 50 del 2016), potendo vantare il primato nell’energia e nella governance e in generale un approccio complessivo di buon equilibrio nei diversi ambiti che compongono la «città intelligente». E’ questo il risultato che emerge da ICity Rate 2017, il rapporto annuale realizzato da FPA, società del gruppo Digital360, per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare «smart», ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili.

Anche se ha guadagnato il secondo posto, Bologna si aggiudica la medaglia d’oro nell’energia e nella governance e quella di argento nella trasformazione digitale e occupazione. Dai risultati del rating 2017 però mostra soprattutto un approccio complessivo equilibrato che non la fa scendere nella parte bassa della classifica in nessuna delle 15 dimensioni analizzate, con l’eccezione delle policy su suolo e vulnerabilità territoriale (69°).  

Una trasformazione che riguarda tutta la regione, come dimostrato dai risultati di Prometeria, che ha classificato l’Emilia Romagna come la regione più dinamica del Paese, con un Pil che sale dell’1,9% nel 2017 contro una media nazionale che si arresta all’1,4%. Ridotta anche la disoccupazione al 5,9% e il più alto livello di export procapite, che raggiunge i 12mila e 500 euro.

I buoni risultati raggiunti nel segmento occupazionale sono frutto di politiche strutturate e di condivisione con gli enti di formazione territoriale, che guardano al futuro di una generazione chiamata ad affrontare le sfide della trasformazione digitale. A tal proposito l’Emilia Romagna ha dato poco lanciato la Rete politecnica finanziata dalla Regione con più di 12 milioni di euro provenienti dal Fondo sociale europeo e cofinanziata dal ministero all’Istruzione con 1,5 milioni. Si tratta di un percorso formativo (con lezioni in aula, laboratori e stage) per fornire ai giovani tutte le competenze tecniche e tecnologiche che richiedono oggi le aziende. I corsi si rivolgono a una platea di 2mila potenziali destinatari e sono suddivisi tra istruzione tecnica superiore - con 19 percorsi biennali proposti dalle sette Fondazioni Its presenti in regione -, istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) - con 49 corsi - e formazione superiore, con 36 percorsi.

Investimenti e internazionalizzazione sono i due propulsori della crescita industriale emiliana: nel 2016 il 92,5% delle imprese ha realizzato investimenti. Percentuale che non ha precedenti negli ultimi dieci anni (era all’89,6% nel 2007) e che si prevede in ulteriore accelerazione in questi mesi, sulla scia degli incentivi del Piano 4.0. Investimenti legati soprattutto a strategie aziendali mirate all’ingresso in nuovi mercati (61% delle aziende) più ancora che a ridurre i costi (49%) o a innovare prodotti (47,4%).