31 maggio 2020
Aggiornato 10:00
Fintech

Fintech, sfida e pericolo per Intesa Sanpaolo: «Stessi servizi e stesse regole»

Per Intesa Sanpaolo il mercato va regolamentato per evitare abuso di posizione dominante da parte delle Tech Company

Fintech, l'obiettivo secondo Intesa Sanpaolo è anche quello di garantire il ruolo delle banche
Fintech, l'obiettivo secondo Intesa Sanpaolo è anche quello di garantire il ruolo delle banche ANSA

TORINO - A guardarlo, il grattacielo Intesa Sanpaolo, in corso Inghilterra, a Torino, pare un’elogio all’innovazione. Con i suoi 7mila metri quadrati e 166 metri d’altezza, troneggia in una zona che è stata, recentemente, teatro di una completa ristrutturazione urbana e che oggi rappresenta uno dei punti più attrattivi, nella città, per startup e imprese innovative (vuoi anche la vicinanza con il Politecnico di Torino e il suo incubatore per startup, l’I3P). Un investimento da mezzo miliardo di euro (quello di Intesa Sanpaolo) per un grattacielo che, peraltro, ospita al 31° piano anche il suo Innovation Center, hub creato nel 2014 per la ricerca e lo sviluppo interno e il supporto alle startup. La parola d’ordine è innovare, anche se l’innovazione un po’ di timore lo sta creando al colosso bancario, soprattutto quando parliamo di Fintech.

«Same services, same risk and same rules». E’ questo il mantra che Intesa Sanpaolo sta facendo suo nel processo d’innovazione, ribadito dal presidente Gian Maria Gros-Pietro durante una l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione Finanze della Camera sull’impatto del Fintech, promossa dal deputato del Pd Sebastiano Barbanti. Il concetto è molto semplice: se le startup offrono servizi più pratici al cliente è impossibile impedire che esso ne faccia uso, ma è necessario tutta via regolamentare il mercato innovativo al fine di creare un sistema ugualmente competitivo. «Principi già ampiamente condivisi anche dal Parlamento europeo», afferma poi Gian Maria Gros-Pietro, «di fronte a cui i singoli Stati hanno poco significato».

L’obiettivo, secondo Intesa Sanpaolo, è anche quello di garantire il ruolo delle banche, poiché in un’ottica open banking «dobbiamo difendere la capacità operativa degli istituti bancari che (a oggi, ndr.) continuano a garantire il finanziamento del sistema economico e la protezione dei risparmi». Partendo proprio dai rischi, soprattutto per i correntisti. L’apertura delle banche, infatti, incrementerebbe rischi di varia natura, in primo luogo quelli legati alla cyber security, sia per l’aumento del numero dei player coinvolti, sia per l’incremento dei punti di compromissione.

Se da una parte il presidente di Intesa Sanpaolo fa leva sul Venture Capital come strumento da potenziare per la crescita delle startup «che hanno bisogno più di equity che di capitale di debito», dall’altra tira un freno all’ascesa incontrollata del Fintech. Fintech che potrebbe addirittura portare a un «abuso di posizione dominante» da parte delle Tech Company, come specificato da Stefano Barrese, responsabile Banca dei Territori di Intesa. Del resto, il mercato è succulento. Nel mondo, gli investimenti in tecnologia connessa alla finanza sono cresciuti in modo esponenziale nell’ultima decade: da 1,8 miliardi di dollari nel 2010 a 19 miliardi nel 2015. E le Fintech non hanno gli stessi obblighi regolamentari delle banche. Se gli istituti bancari, infatti, «fanno investimenti in innovazione e investimenti in tematiche regolamentari», lo stesso non avviene per le Fintech che, non avendo obblighi, «trovano un limite solo nella loro capacità di generare profitti». Ergo: possono svilupparsi molto più velocemente di quanto non facciano le banche.

Se da una parte Intesa Sanpaolo si apre quindi all’innovazione (e l’Innovation Center nel grattacielo torinese ne è un chiaro esempio), dall’altra continua ad immaginare un mercato dove banche e Fintech si posizionerebbero come istituti paralleli, con contaminazioni sì, ma all’interno di un mercato competitivo. Con stessi obblighi e stessi diritti. Ora, anche l’indagine conoscitiva avviata alla Camera ha l’obbiettivo di arrivare a una legge per regolamentare un fenomeno e minimizzare le minacce, ma come dice lo stesso deputato Sebastiano Barbanti «credo che una collaborazione tra banche e Fintech sia inevitabile».

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