20 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
industria

Industria 4.0, così Torino digitalizzerà le imprese (puntando sulla formazione)

Quello che farà Torino, è puntare sul settore manifatturiero, perla del Piemonte, sull’automotive e sull’aerospazio. L'obiettivo è far convergere le esigenze effettive delle imprese

Industria 4.0, così Torino si prepara digitalizzare le imprese piemontesi
Industria 4.0, così Torino si prepara digitalizzare le imprese piemontesi Shutterstock

TORINO - Il piano Industria 4.0 è la grande leva per far ripartire l’Italia. E dopo i successi ottenuti dallo scorso 22 ottobre quando il piano Calenda è entrato in vigore e ha incentivato le aziende ad aprire le porte all’innovazione tecnologica, ai dispositivi connessi, ai robot collaborativi, è passato alla sua seconda fase, quella più importante, dedicata alle competenze. Un piano che sfiora i 20 miliardi di euro, per spingere gli investimenti delle imprese attraverso un credito d’imposta forte sulla formazione.

Il pacchetto delle competenze
Nel pacchetto delle competenze, rientra, manco a dirlo, uno dei punti forti del Piano, forse quello più discusso, ma che al momento giace ancora alla Corte dei Conti per l’approvazione ufficiale, quello dei Competence Center. Di fronte a un Governo che conferma la sua lentezza burocratica, gli atenei non sono stati con le mani in mano. Se Regione Lombardia e Politecnico di Milano hanno da poco stretto un accordo di 1,2 miliardi di euro per un Distretto 4.0 regionale, per l’attuazione delle politiche di innovazione nazionali e regionali sull'Impresa 4.0, il Politecnico di Torino si sta preparando per partecipare al bando del Governo, nella speranza che possa essere pubblicato entro la fine del 2017.

Il Competence Center di Torino
Per Emilio Paolucci, vice rettore del Politecnico di Torino per il trasferimento tecnologico, quello sabaudo dovrebbe essere un polo volto a indottrinare le imprese nel far convergere le varie tecnologie: «E’ l’intera filiera che deve attuare la trasformazione digitale - ci racconta Emilio Paolucci -. In un processo di rivoluzione industriale  non è sufficiente che sia un solo attore ad adottare la tecnologia. Il problema delle imprese oggi è capire, ad esempio, quali sensori installare in fabbrica, quali dati si possono ricavare e come è possibile utilizzarli. Quello che vorremo fare nel nostro Competence Center è insegnare alle imprese a coordinare le innovazioni lungo tutta la filiera produttiva e fare in modo da condividere competenze».

L’evoluzione della produzione
E’ la prima volta, infatti, che internet e tecnologia si affacciano al mondo della produzione vera e propria. Hanno iniziato a cambiare i settori meno fisici, il turismo, le banche, il retail. Lentamente si sta assistendo alla creazione di ‘prodotti misti’. Pensate, per esempio, ai veicoli a guida autonoma dove coesiste un mix di tecnologie meccaniche e di comunicazione, connesse da milioni di righe di codice. «La tecnologia sta cambiando radicalmente tutti i processi produttivi - continua Paolucci - e oggi non è più necessario un solo macchinario, ma un’interazione continua tra diverse tecnologie».

Su cosa punterà Torino
Quello che farà Torino, è puntare sul settore manifatturiero, perla del Piemonte, sull’automotive e sull’aerospazio. Un esempio importante è quello dello stabilimento FCA di Grugliasco, alle porte di Torino, dove 1.500 dipendenti danno vita alle vetture Maserati di nuova generazione. Nell’impianto gli operai rimangono costantemente in contatto con il MES (Manufacturing Execution System, il sistema informativo che gestisce l’intero ciclo produttivo) attraverso  una nuova generazione di soluzioni fornite da Samsung: sono stati integrati in alcuni punti strategici della catena di montaggio monitor ed eBoard touchscreen sui quali viene condiviso in tempo reale lo stato dell’arte delle attività e, in caso di anomalie, sono generati degli alert presi immediatamente in carico dai collaboratori.

Non solo automotive
«Ma non solo automotive - precisa Paolucci -. Ci specializzeremo anche nella robotica collaborativa, nella fotonica, nell’utilizzo di nuovi materiali come la stampa 3D e cercheremo di far convergere le esigenze delle nostre imprese. Prima di effettuare importanti investimenti è, infatti, indispensabile capire e far capire alle imprese ciò di cui hanno davvero bisogno. Non si tratterà di vere lezioni, quelle le facciamo già tutti i giorni in aula. Ma di far convergere tecnologie ed esigenze specifiche».

La questione della banda ultralarga
Tutto questo non sarebbe possibile senza banda ultralarga. I dispositivi tecnologici, per comunicare tra di loro, devono essere costantemente connessi. Altro punto su cui il piano Calenda risulta essere un po’ in ritardo, nonostante l’accordo da 1,4 miliardi firmato con Open Fiber lo scorso 16 giugno. L’accordo tra la società e il Mise, però, non sembra andare così tanto a gonfie vele, dato che (secondo alcune indiscrezioni riportate dal Sole24Ore), proprio lo stesso Calenda avrebbe sollevato preoccupazioni sulla capacità realizzativa di Open Fiber. «Le imprese hanno molto più bisogno di competenze e di capitali che di investimenti sulla banda ultralarga - spiega Paolucci -. Di fatto se per i cittadini può essere un problema sentito, non lo è per le aziende, che spesso sorgono in complessi industriali già coperti dalla fibra ottica o comunque facilmente raggiungibili. Insomma, pagare un canone di connessione alla banda ultralarga non è di certo un problema per le industrie. Sinceramente vedo molto più problematica la questione della sicurezza e dei cyber attack».