24 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
industria 4.0

Industria 4.0, cosa c'è dentro la seconda fase del piano (sulle competenze)

Ora, il Paese, secondo i ministri, è pronto a passare alla fase 2, quella dedicata allo sviluppo delle competenze

Industria 4.0
Industria 4.0 Shutterstock

ROMA - Calenda vuole un’Impresa 4.0. E rilancia. Rilancia sui successi ottenuti dallo scorso 22 ottobre quando il piano Industria 4.0 è entrato in vigore e ha incentivato le aziende ad aprire le porte all’innovazione tecnologica, ai dispositivi connessi, ai robot collaborativi. Circa il 9%: è la crescita degli ordinativi (dei macchinari innovativi ndr.) che si è registrata in soli sei mesi. Ora, il Paese, secondo i ministri, è pronto a passare alla fase 2, quella dedicata allo sviluppo delle competenze.

La formazione interna dei lavoratori
Un secondo capitolo, ufficializzato ieri alla presentazione dei risultati del primo anno di attuazione del piano e sulle linee guida per il 2018 tenutasi alla Camera dei deputati, a cui hanno partecipato anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, quello dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e il titolare del Lavoro, Giuliano Poletti. Si passa da Impresa 4.0 a Lavoro 4.0 e Competenza 4.0. Uno dei capisaldi di questa seconda fase, l’abbiamo detto più volte, sarà il credito d’imposta per la formazione 4.0 che con la legge di Bilancio 2018 sarà a disposizione delle imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione. Il credito di imposta, ha chiarito il ministro, si applicherà «solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione». Con l’8,3% (lavoratori dai 24-65), l’Italia è tra le ultime nazioni in Europa per lavoratori che partecipano a corsi di formazione, contro una media europea che si attesta al 10,8%.

La formazione degli studenti
Oltre 1 miliardo di euro è la cifra messa sul piatto per il risolvere il gap tecnologico delle scuole e per fornire gli strumenti cognitivi per comprendere e governare le nuove tecnologie. Buona parte della formazione dei giovani passerà anche dal potenziamento degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) per i quali Calenda ha previsto un raddoppio del numero degli studenti entro il 2020. A oggi sono a malapena 7618 gli iscritti agli ITS italiani, contro i circa 760mila della Germania, i 529mila della Francia e i 400mila della Spagna. Cifre che, evidentemente, non fanno che confermare il gap di competenze tecniche che i giovani italiani hanno rispetto agli altri Paesi europei. Avviati corsi universitari 4.0, dipartimenti di eccellenza e lauree professionalizzanti. Significativi gli investimenti in ricerca e sviluppo, 2,5 miliardi. Straziante risorse per 700 dottorati nell’anno accademico 2017/2018. Un miliardo di investimento è, invece, previsto per il Cluster Tecnologici Nazionali sulle 12 aree di ricerca identificate dal Piano Nazionale delle Ricerche.

Per chi non studia
Il piano Competenze 4.0, ha pensato anche ai NEET, per i quali l’Italia detiene un vergognoso primato: nel nostro Paese sono il 20%, contro una media europea dell’11,5%. Per loro il programma «Crescere in Digitale», avviato da Google in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale punta a rafforzare l’occupabilità dei giovani italiani e a favorire la digitalizzazione delle PMI, attraverso un vero e proprio percorso formativo online di 40 ore al quale possono accedere i giovani iscritti al programma «Garanzia Giovani». Su 10mila giovani che hanno completato il corso, per ben 1700 di loro è stato attivato un tirocinio in azienda: 300 di questi giovani sono riusciti ad ottenere un contratto di lavoro al termine del periodo di tirocinio.

La banda ultralarga
Non solo formazione, però. Un altro dei capisaldi importanti del piano Industria 4.0 è senza dubbio la banda Ultralarga. In totale sono stati stanziati interventi pubblici pari a 3,5 miliardi di euro per infrastrutture e incentivi alla domanda di famiglie e imprese. Lo scopo è quello di raggiungere gli obiettivi di copertura prefissati al 2020. «I bandi (per la posa della fibra nelle aree bianche, ndr) sono stati lanciati, ma una cosa è assegnarlo e una è fare delivery secondo i tempi, c'è un faro di attenzione molto molto significativo», ha precisato il ministro Calenda riferendosi ai due bandi assegnati a Open Fiber.

Competence Center in attesa
Ciò su cui si dovrà aspettare, invece, sono i Competence Center, per i quali il Governo ha messo sul piatto ben 60 milioni di euro. «C’è un ritardo, e questa è l’altra parte del piano che non ha funzionato - ha detto Calenda -. L’obiettivo era di creare 4 o 5 poli di eccellenza. Oggi la questione e alla corte dei conti, ma dovremmo riuscire a pubblicare il bando entro novembre. Sarà il lavoro più difficile e importante di tutti, su cui la nostra attenzione dovrà essere massima».