21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
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«Le startup si fanno online», il TAR rigetta il ricorso dei notai (per l'ultima volta)

Il TAR mette la parola fine al ricorso presentato dal Consiglio Nazionale del Notariato: le startup si possono costituire online

ROMA - Si chiude ufficialmente con la pubblicazione della sentenza finale del TAR del Lazio, la ‘disputa’ che aveva visto coinvolti l’associazione Roma Startup e il Consiglio nazionale del Notariato in merito al ricorso presentato da quest’ultimo contro il decreto del Mise del 17 febbraio 2016 che fa seguito al decreto legge 3/2015 articolo 4 comma 10 bis (Investment Compact), il quale prevede da una parte la possibilità per le startup di costituirsi online e dall’altra esclude la necessità di rivolgersi a un notaio per la costituzione delle stesse.

Le startup si possono fare online
La sentenza del TAR del Lazio pubblicata oggi rigetta quasi tutti gli argomenti che erano stati motivo di ricorso, dai vizi di ordine giuridico del provvedimento del Mise dove veniva contemplato un problema di gerarchia delle fonti, all’aspetto più sostanziale, nella misura in cui il decreto ministeriale avrebbe - di fatto - eliminato tutti i controlli sugli atti costitutivi delle startup innovative, in contrasto con la disciplina codicistica in materia di costituzione e iscrizione delle srl e in contrasto con la normativa europea. Per i notai il concetto era chiaro: la normativa esponeva le startup a numerosi rischi, tra cui l’abuso dello strumento societario. Rischi che, in conclusione, sono stati totalmente esclusi dal TAR. Secondo la sentenza finale, inoltre, il Consiglio Nazionale del Notariato non sarebbe stato neppure titolato per effettuare tale ricorso.

Se la startup perde i requisiti
Il TAR, nello specifico, riconosce solo uno dei ricorsi presentati dal Consiglio Nazionale del Notariato: qualora una startup innovativa costituita online perda i requisiti per stare nel Registro speciale delle Imprese, cade altresì l’automatismo di passaggio al Registro ordinario delle Imprese.

Evitato un caos
La sentenza dà quindi ragione alle startup e a Roma Startup, l’unica associazione a costituirsi ad opponendum al procedimento: «Con la pubblicazione della sentenza restano quindi salve tutte quelle startup che dal 20 luglio scorso si sono costituite gratuitamente online - ci spiega Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup -. Fortunatamente siamo riusciti ad evitare un vero e proprio caos che si sarebbe generato qualora il decreto ministeriale fosse stato annullato, salvando quindi anche tutti i rapporti contrattuali e bancari che le startup costituite in questo modo hanno avviato fino a oggi. Certo, rimango un po’ amareggiato dal fatto che altre associazioni come la nostra non abbiano impugnato il ricorso del Consiglio Nazionale del Notariato insieme a noi. Soprattutto in questo Paese, il primo intento dovrebbe essere quello di garantire la sopravvivenza delle nostre startup e non i soliti interessi o privilegi di pochi».

Oltre 400 startup già costituite online
Benché con qualche difficoltà, al 31 marzo 2017 erano ben 404 le nuove imprese ad aver utilizzato la procedura di costituzione online per un risparmio - dice il Mise - di circa 2mila euro, rispetto alla procedura tradizionale con atto pubblico. I primi tre mesi del 2017, in particolare, hanno fatto segnare una notevole crescita nell’utilizzo della misura. Rispetto al 31 dicembre 2016, quando le startup innovative costituite online erano in tutto 180, le imprese che hanno approfittato di questa opportunità sono più che raddoppiate (+124%). Tra tutte le startup innovative avviate nel 2017, quasi 4 su 10 (39%) hanno utilizzato la nuova procedura.

La costituzione (un po’ complessa)
Non che la procedura sia all’acqua di rose, come abbiamo potuto approvare. Il principale problema, deriva dal fatto che che è stata accostata a un sistema ancora completamente analogico, quello delle Camere di Commercio territoriali che si prendono a carico i documenti inviati telematicamente e che, di fatto, svolgono le loro attività ancora abbastanza distanti dai modelli digitali. «E’ chiaro, tuttavia, che costituire una startup online non è come iscriversi a un sito - ammette Gianmarco Carnovale -. E’ necessario avere delle buone basi di diritto societario. Sicuramente concentrarsi meno sull’oggetto sociale quanto piuttosto sull’attività svolta dalla startup medesima che deve essere qualificata come innovativa». Ma questo è più un problema di burocrazia che di provvedimenti legislativi. Come sappiamo bene.