24 giugno 2017
Aggiornato 22:46
Andiamo a fondo

Altroché facile, costituire una startup online può essere un inferno

E' davvero un servizio snello, intuitivo e gratuito? Vi riportamo la testimonianza di Luisa che con la procedura per la costituzione delle startup online ha avuto un po' di problemi. A voi trarre le dovute conclusioni.

Altroché facile, costituire una startup online può essere un inferno
Altroché facile, costituire una startup online può essere un inferno (Shutterstock.com)

MILANO - Ammettiamolo, qui in Italia fare startup è un’impresa e scusate il gioco di parole. Tra i soldini che scarseggiano e le capacità imprenditoriali improvvisate di chi si lancia nel mondo dell’impresa pensando che sia semplice (e sappiate non lo è), abbiamo fatto proprio un bel cocktail (letale). E se da una parte, il Governo partorisce leggi che mirano a facilitare la vita di chi cerca di fare impresa innovativa oggi in Italia, dall’altra - spesso - fa un po’ di confusione.
Un esempio non poi così tanto a caso? Il decreto del Mise del 17 febbraio 2016 in merito alla costituzione online delle startup, entrato ufficialmente in vigore a partire dal 20 luglio scorso (2016), dopo una disputa tra imprenditori innovativi, startup e Consiglio Nazionale del Notariato (certo, non proprio come quella tra i tassisti e Uber che hanno inscenato delle vere e proprie guerre e qualcuno è finito anche sotto le ruote). Paragoni a parte, il decreto intende facilitare la costituzione di una startup attraverso un modello digitale, senza bisogno né di notaio né di recarsi alla Camera di Commercio. Il tutto si fa sulla piattaforma governativa (http://startup.registroimprese.it/) che permette di redigere lo statuto dell’impresa. Ma è davvero tutto così semplice? Non esattamente.

Intendiamoci, la legge è buona, ma come mi racconta Luisa Galbiati - che per costituire la sua startup online ci ha messo quasi quattro mesi - è stata accostata a un sistema ancora completamente analogico, quello delle Camere di Commercio territoriali che si prendono a carico i documenti inviati telematicamente e che, di fatto, svolgono le loro attività ancora abbastanza distanti dai modelli digitali. «E meno male che io avevo già costituito quattro società e un po’ me ne intendo di documentazione - continua Luisa - perché i documenti che la procedura online ti richiede sono comunque molto tecnici e richiedono delle competenze specifiche che non sono alla portata di tutti». Cosa significa? Che un imprenditore poco esperto ha bisogno di qualcuno che lo aiuti. Un commercialista? Sì, anche. Ma anche una startup. Già, perché qualcuno ha capito che la procedura per costituire una srl innovativa online non era poi così semplice e sta cercando di farci un business. E allora ditemi voi se io che sto per fondare la MIA startup online (mi avevano detto che era gratis) devo pagare un’altra startup per farlo. Non è un po’ macchinoso?

Ma la vera difficoltà arriva all’espletamento dell’oggetto sociale che, per sua natura, deve individuare l’innovatività della società. Ora, se già la normativa non esplicita con esattezza il recinto entro il quale una società può essere innovativa o meno, anche il personale delle Camere di Commercio non aiuta. «Questa fase che prima era in capo al notaio ora viene svolta dalle Camere di Commercio che non sempre hanno ben chiaro cosa si intende per startup innovativa. Del resto non sono dei tecnici - mi spiega Luca Rossi, consulente legale per startup -. Per verificare l’oggetto sociale il personale richiede continuamente delle integrazioni successive, dal business plan alle autodichiarazioni. Il tutto perchè continua a esserci un'importante confusione su ciò che può essere considerato innovativo o meno». E capita che quando questo viene fatto in via analogica, il tempo speso è notevole. «Tra me e la Camera di Commercio c’è stato un rimpallo di mail per diverse settimane - mi racconta Luisa - . Dopo aver compilato la procedura mi è ritornata indietro perché l’oggetto sociale non era chiaro, ho mandato una mail per specificarlo che mi è ritornata nuovamente indietro perché ancora c’era qualcosa che, secondo loro non andava. Pensa che non potevo neppure usare il termine ‘sharing economy’. E se qualcuno mi avesse risposto al telefono avremmo fatto più veloce, ma così non è stato. Ero esausta». Ora, giusto che sia data maggiore attenzione in merito all’oggetto sociale delle startup innovative onde evitare di far ottenere agevolazioni a startup che di innovativo non hanno nulla, ma probabilmente dovrebbe essere rivisto l’organigramma delle Camere di Commercio, facilitando il lavoro del personale con strumentazioni più digitali e veloci. Oltre a qualche corso di formazione che, diciamolo, male non fa a nessuno.

Ma la cosa che mi fa sgranare gli occhi è il racconto di Luisa nella fase finale della procedura. Perché la definizione del tutto, ovviamente, comporta la firma digitale da parte di tutti i soci. E allora pensi che finalmente ce l’hai fatta. Invece no. «Dopo questo passaggio siamo dovuti andare tutti quanti (anche un mio socio che arrivava da fuori Milano) fisicamente alla Camera di Commercio dove abbiamo rifatto tutto l’iter, ci hanno riletto la documentazione, richiesto i documenti integrativi e nuovamente la firma digitale - mi dice Luisa -. In sostanza abbiamo perso quasi tutta la giornata».

Una procedura che comporta il rimpallo di mail per settimane, dove le procedure delle Camere di Commercio sono analogiche (e preciso questa non è una colpa del personale, ma dell’organizzazione generale) e devono essere rifatte più volte per la conferma definitiva può essere considerata semplice e veloce? «Durante tutto questo tempo che può durare anche 3-4 mesi l’imprenditore ha praticamente le mani legate perché la società non è formalmente costituita finché la procedura non è ultimata - mi dice Luca Rossi -. Il notaio invece porta avanti prima la pratica per la costituzione di una Srl ordinaria e in un secondo momento quella per l'iscrizione al registro delle startup innovative, proprio perché ci sono delle autodichiarazioni da fare. Mentre viene certificato che l’oggetto sociale è innovativo, intanto, l’imprenditore ha già formalmente una società e può quindi operare legalmente con creditori e debitori. Cosa che non si verifica nella procedura online dove costituzione e l'iscrizione nel registro speciale delle startup innovative si verificano contemporaneamente». E quindi prima di intraprendere qualsiasi attività è necessario che la procedura digitale (su questo ho qualche dubbio dopo il racconto di Luisa), sia ultimata.

Se sommiamo tutto c’è un reale risparmio? Non esattamente. Anche se la dichiarazione Mise quantifica il risparmio nell’ordine di 2mila euro, non possiamo esattamente parlare di gratuità del servizio quando costituiamo una startup online. E’ necessario, infatti, pagare un’ammontare fisso per la registrazione al Registro delle Imprese, pari a un 200 euro. A questi aggiungici l’eventuale costo per il supporto iniziale di un commercialista (o di una startup) e il tempo che, soprattutto oggi, ha anche un valore economico. Conviene? «Magari sono stata io sfortunata - conclude Luisa - ma se dovessi ritornare indietro non lo rifarei. E, ribadisco, la legge è buona e le Camere di Commercio lavorano bene, ma dovrebbero essere accompagnate da strumenti più snelli e omogenei e che sia facilitata anche per loro la comprensione delle dichiarazioni».