20 novembre 2019
Aggiornato 04:30
costituzione startup online

Roma Startup contro il ricorso dei notai: «L'azione è pretestuosa e tutt'altro che disinteressata»

L'associazione Roma Startup si oppone al ricorso presentato dai notai al Tar del Lazio contro la costituzione online delle startup innovative: «Il ricorso getta un’ombra sul tentativo dello Stato Italiano di accreditarsi internazionalmente come luogo favorevole alla nuova imprenditorialità»

ROMA - Si sono fatte attendere per qualche giorno, ma come era largamente ipotizzabile, le startup si scagliano contro il ricorso presentato dal Consiglio nazionale del Notariato in relazione alla possibilità di costituire online la forma societaria delle startup innovative. L’associazione Roma Startup si è, infatti, costituita ad opponendum nel procedimento.

Il ricorso al Tar è «pretestuoso»
«La costituzione delle startup innovative online con la cancellazione della ‘gabella’ al notaio è una conquista di equità e modernità nei confronti di soggetti che sono per lo più ‘tentativi di impresa’- afferma Roma Startup -. Il ricorso al Tar del Notariato è pretestuoso, tutt’altro che disinteressato all’aspetto economico, e getta un’ombra sul tentativo dello Stato Italiano di accreditarsi internazionalmente come luogo favorevole alla nuova imprenditorialità».

Roma Startup contro il Consiglio nazionale del Notariato
Se è vero che un certo numero di startup che nasce tramite gli acceleratori si costituisce con investitori già in compagine, ed è naturale che  in tali casi le costituzioni avvengano usando avvocati e notaio per regolare accordi complessi tra soci, è ben più ampio il caso delle startup che nascono ad opera di giovani o ricercatori con ridotti mezzi finanziari, che hanno bisogno di costituire la società per sancire accordi tra fondatori, proteggere la proprietà intellettuale, iniziare un lavoro sul prodotto basato sul lavoro gratuito dei soci, senza avere entrate e investitori all’orizzonte. «Per evitare una batosta che dal Sud al Nord  varia tra 1500 a 2500 euro di spese notarili - dichiara Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup - molti neo-imprenditori cercano alternative e le trovano con costituzioni di imprese all’estero, che in molti casi sono gratuite o quasi. Queste soluzioni, se il loro giro d’affari nascerà e crescerà, comporteranno senz’altro di dover andare in seguito da un Notaio o uno studio legale per revisioni statutarie pagando cifre maggiori di quelle italiane. Ma in quel momento, essendoci del business o degli investitori, ci saranno i soldi per farlo serenamente, senza toglierli da altre voci di spesa o rischiare di buttarli. E’ proprio questo lo schema che i Notai dovrebbero apprezzare: si tratta di non chiedere soldi che non ci sono e che non è necessario spendere all’atto della costituzione, ovvero attendere che un passaggio notarile divenga possibile e necessario a tempo debito».

Tutte le motivazioni del Consiglio nazionale del Notariato »

Il decreto prevede la possibilità di scelta
Per i notai che hanno presentato il ricorso non si tratta di un’attacco alle startup innovative, ma di una misura preventiva e a tutela dello stesso tessuto imprenditoriale giovanile che sta venendo a svilupparsi nel nostro Paese. Inoltre - stando alle dichiarazioni del Consiglio nazionale del Notariato stesso - della mancata possibilità di scelta, da parte delle startup, sia della forma online che dell’atto pubblico. Questione non digerita, invece, da Roma Startup che rimarca quindi la sua presa di posizione: «Al di là delle singole questioni giuridiche di merito, tra le quali la tesi, strumentalmente sostenuta dal Consiglio del Notariato, secondo la quale il MiSE avrebbe escluso in toto la possibilità di costituire la s.r.l. tramite atto notarile, essendo al contrario fermo il principio di alternatività e libera scelta - dichiarano gli avvocati Andrea Di Leo e Francesca Romana Correnti dello Studio SLCG, incaricati di assistere Roma Startup - cercheremo di evidenziare al Tar come l’intera azione dei notai non sia assistita da un interesse tale da giustificare il ricorso alla Giustizia amministrativa».