8 dicembre 2019
Aggiornato 08:00
ambiente

Il progetto made in Italy che crea acqua potabile dalla nebbia (con delle ‘trappole’)

Il progetto si serve di intrappola-nebbia innovativi che sono capaci di trasformare le gocce di rugiada raccolte dalla nebbia in acqua potabile

Il progetto made in Italy che crea acqua potabile dalla nebbia (con delle ‘trappole’)
Il progetto made in Italy che crea acqua potabile dalla nebbia (con delle ‘trappole’) Shutterstock

ROMA - Ne abbiamo sentito parlare tanto durante questa torrida estate, una delle più calde di sempre. Un clima che ha messo in ginocchio tante città italiane, Roma, in primis, i cui abitanti hanno rischiato anche di vedersi abbassare la pressione dell’acqua nelle ore notturne, provvedimento per il momento scongiurato, a meno che le temperature debbano subire un ulteriore rialzo. Ma la crisi idrica, seppur altalenante, rappresenta una delle più importanti sfide per i nostri tempi. Sono 900 milioni le persone che da anni non hanno accesso a fonti di acqua potabile e 3,5 milioni di decessi all'anno sono imputabili a malattie legate all'acqua.

WaLi e gli intrappola-nebbia
Ed è proprio per affrontare l’emergenza idrica che un gruppo multidisciplinare di 5 studenti dell’Alta Scuola Politecnica dei Politecnici di Milano e Torino ha sviluppato WaLi (WAter for Life), progetto che si basa su alcuni strumenti già ampiamente usati in altri luoghi del mondo (seppur rudimentali). Attraverso reti tessili approntate ad arte rispetto ai venti prevalenti è possibile intrappolare gli ammassi nebbiosi che si creano per sbalzi di temperatura e umidità raso terra, trasformare le gocce di rugiada attraverso le maglie di tessuti tesati come paratie verticali lungo i campi coltivati e ricavarne acqua potabile  adatta all’irrigazione o intrappolare aria inquinata nelle aree urbane.

Dall’America latina
Gli intrappola-nebbia sono ben noti e utilizzati in Perù e Cile e sono oggetto di studio di differenti centri universitari nel mondo. Da qui nasce l’idea di WaLi da parte di un gruppo multidisciplinare di studenti e docenti dell’Alta Scuola Politecnica che ha proposto l’esplorazione di questi dispositivi tessili ancora oggi rudimentali, per ricavarne componenti architettonici innovativi, dalle molteplici applicazioni in ambito europeo, in stretta relazione sia con le peculiari condizioni climatico-ambientali del vecchio continente, sia con le necessità e i problemi del primo mondo.

Anche in città
Ora nella sua fase di progettazione e prototipazione sperimentale WaLi sta studiando elementi funzionali alla scala territoriale, dei quali si vuole valutare l’impatto sui paesaggi agricoli della Pianura Padana e di altre aree pianeggianti dell’entroterra, ma anche su paesaggi coltivati a terrazzamenti degradanti verso il mare. WaLi, poi, punta alla realizzazione di sistemi di sedute urbane integrate con reti ombreggianti e pareti verdi da impiegarsi alla scala urbana così come nuove facciate tessili tridimensionali cattura-nebbia con funzione di supporto nella microfiltrazione dell’aria inquinata, con specifico riferimento alle aree metropolitane.