17 settembre 2019
Aggiornato 16:30
ambiente

Come l'innovazione può salvare il pianeta (e anche noi)

Oggi è l’Overshoot Day il giorno in cui l’umanità esaurisce, per l’anno in corso, tutte le risorse che il Pianeta aveva ‘messo a budget’. Per ogni voce cerchiamo di capire cosa può fare l'innovazione

ROMA - Il 2 agosto è stato è l’Overshoot Day. E' caduto il 2 agosto, mentre lo scorso anno l’avevamo raggiunto l’8 agosto. E’ la giornata in cui l’umanità esaurisce, per l’anno in corso, tutte le risorse che il Pianeta aveva ‘messo a budget’. Questo sta a significare che dal 3 agosto, stiamo utilizzando risorse che in teoria non possediamo. Secondo il Global Footprint Network, l’organizzazione che si occupa di effettuare questi calcoli e che ha dato vita alla campagna di sensibilizzazione, inquiniamo e consumiamo le risorse della Terra come se avessimo a disposizione 1,7 Pianeti.

Emissioni urbane vs carpooling
Il 60% del budget utilizzato è rappresentato dalla richiesta di natura per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Autopromotec che ha preso in considerazione solo le emissioni urbane, il 64,2% della CO2 è generato dal settore del riscaldamento, il 10,2% dai trasporti e il 25,6% dal settore delle attività industriali. Per contrastare tali dati, l’innovazione ha fatto molto in questi anni e ancora sta continuando a fare. Le emissioni di CO2 da parte degli edifici possono essere ridotte notevolmente attraverso gli impianti fotovoltaici che permettono di risparmiare per ogni kWh l’emissione di 0,531 di C02. Lo stesso vale per i trasporti. Servizi come il carpooling aziendale, secondo l’ultimo rapporto elaborato da Jojob, hanno permesso di risparmiare nel 2016 105670 Kg di CO2. L’azienda, nello specifico, permette di condividere l’auto tra colleghi e dipendenti di aziende limitrofe nel tragitto casa-lavoro, riducendo quindi la quantità di chilometri e l'inquinamento.

Spreco di cibo vs contenitori innovativi
Buona parte delle emissioni atmosferiche proviene, inoltre, dal settore agricolo, ben il 24%. Lo spreco di cibo, da solo, produce l'immissione in atmosfera di 24,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno, di cui 14,3 milioni dovuti agli sprechi domestici. Per risolvere questo aspetto sono nate numerose startup che si occupano di ridurre gli sprechi alimentari. Una di queste è reBOX, un contenitore per alimenti, di quelli che puoi usare al ristorante quando avanzi le pietanze e, no, non devi permettere che vengano gettate nella spazzatura. La sfida di startup come queste, ovviamente, non è puramente economica, ma soprattutto culturale: sono necessarie campagne di informazione continua al fine di cambiare l’abitudine delle persone. Secondo l’ultimo resort realizzato da Barilla, se dimezzassimo lo spreco alimentare, mangiassimo alimenti a basso contenuto proteico e seguissimo una dieta adeguata in termini di calorie assunte potremmo ridurre l’impronta ecologica globale del 22%, riuscendo così a spostare la data del prossimo Overshoot Day di ben 42 giorni.

Allevamenti vs Insetti
Il settore agricolo e gli allevamenti intensivi, rappresentano una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico. Secondo un’alisii della FAO, l’allevamento è responsabile del 35-40% delle emissioni di metano, che ha un effetto 23 volte superiore a quello dell'anidride carbonica come fattore di riscaldamento del globo, del 65% delle emissioni di ossido di diazoto, un gas che è 296 volte più dannoso della CO2, e del 64% delle emissioni di ammoniaca. Per evitare che gli allevamenti non solo inquinino l’ambiente, ma aumentino la deforestazione del globo, si sta facendo strada la soluzione apportata da numerose startup per il consumo di insetti. Anche qui siamo di fronte a numerose problematiche di natura etica, culturale e legislativa. Queste potrebbero, tuttavia, ridursi dopo il 1° gennaio 2018, giorno dell’entrata in vigore del nuovo regolamento UE che dovrebbe renedere più facile l’autorizzazione dei ‘Novel Food’ sul territorio europeo, permettendo quindi la coltivazione e il consumo di insetti edibili. Secondo la FAO, dal punto di vista ambientale, gli insetti presentano un’alta efficienza di conversione nutrizionale, in media possono convertire 2 Kg di cibo in 1 Kg di massa, laddove un bovino necessita di 8 Kg di cibo per produrre l’aumento di 1 Kg di peso corporeo.

Spreco d’acqua vs idroponica
L'attività agricola consuma il 70% dell’acqua dolce che preleviamo e questo perché ancora prevalgono, specie nel nostro Paese, metodi di agricoltura intensiva che hanno un elevato impatto ambientale anche in termini di risorse idriche. Avete mai sentito parlare di idroponica, una delle innovazioni più rivoluzionarie di questo secolo? Di fatto, l'idroponica, altro non è che, la coltivazione che avviene fuori suolo, dove la terra è sostituita da un substrato inerte e la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta dall'acqua e dai composti nutrienti. Le fattorie verticali idroponiche in media hanno bisogno del 70% di acqua in meno di una coltura tradizionale, l’effettivo risparmio dipende dalla tipologia di inerte scelto. La crescita è del 50% più veloce anche se con questo metodo si riesce ad ottenere un ottimo raccolto utilizzando l’80% di fertilizzante in meno rispetto ad i metodi che presuppongono il consumo di suolo. Un esempio di fattoria verticale idroponica è la Vertical Harvest di Jackson Hole, che riesce a rifornire di verdure ed ortaggi a chilometri zero la località sciistica americana, producendo l’equivalente di 5 ettari di terreno in soli 400 mq. In questo modo è possibile produrre ortaggi in luoghi prima mai considerati e ridurre notevolmente il consumo d'acqua attraverso tecnologie e sensori che ne quantificano solo l'esatto fabbiosogno della coltura.