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I fattorini di Deliveroo protestano a Milano, quale futuro per il food delivery?

L'hanno chiamata «Deliverance Strike Mass», manifestazione di protesta dove i fattorini di Deliveroo hanno sfilato in bicicletta per le strade di Milano, partendo da piazza XXVI maggio, uno dei luoghi più frequentati dalla movida milanese

Manifestazione fattorini Deliveroo a Milano
Manifestazione fattorini Deliveroo a Milano (Deliverro Strike Raiders)

MILANO - Il settore del Food Delivery per come lo conosciamo oggi è a rischio e non solo perché Oltreoceano molte startup hanno chiuso i battenti o tagliato il personale a causa di costi sempre più elevati. Qui in Italia, i problemi non sono solo prettamente economici: una delle maggiori insidie, infatti, potrebbe essere rappresentata dalla sollevazione popolare. Quelli che la ‘gig economy’ chiama riders e che oggi, a essere comandati e gestiti da un algoritmo, non ci vogliono più stare.

Lo sciopero di Deliveroo a Milano
Prima i fattorini di Foodora che, lo scorso novembre, avevano organizzato uno sciopero a Torino. Ora quelli di Deliveroo che ieri pomeriggio hanno sfilato in bicicletta per le strade di Milano, partendo da piazza XXVI maggio, uno dei luoghi più frequentati dalla movida milanese. La prima «Deliverance Strike Mass» contro il lavoro smart che, invece di una conquista, sembra aver creato una nuova classe di lavoratori precari, completamente nelle mani di un algoritmo. Il tutto in un profondo - e diventato ormai insostenibile - vuoto normativo.

Un lavoro gestito da un algoritmo
Al netto delle interpretazioni, non esiste in Italia una norma che regoli la ‘gig economy’ e mentre Deliveroo non considera quello dei fattorini come un lavoro, questi ultimi verrebbero inseriti nel comparto dei lavoratori autonomi, laddove il sistema dell'assegnazione dei turni attraverso uno "slot" orario e "la messa a disposizione» rappresenterebbe un sistema equo e innovativo per la "valorizzazione" del tempo degli stessi fattorini: «Se sei molto disponibile e molto veloce consegnerai tanto e salirai nel ranking, perché l'algoritmo che smista gli ordini ne terrà conto; se avrai problemi, bucherai, sarai malato, partirai in vacanza, sospenderai per un po' la collaborazione, perderai posizioni e la possibilità che altri slot orari ti vengano assegnati. E' la dura legge del delivery food», dicono organizzatori di Deliveroo Strike Raiders.

Flessibili, ma pochi diritti
Lavoratori flessibili e autonomi, ma senza tutele; un cocktail di ‘disposizioni’ mischiate le une con le altre dove a perderci sono gli stessi fattorini, per cui la paga oraria, è di 7 euro lordi all’ora, più 1,50 euro a cottimo. Lavoratori autonomi che, però, non possono rifiutare il 10% delle consegne come da contratto, prestatori d’opera indipendenti senza un servizio di intermediazione di manodopera ai ristoratori, una pratica, quella del cottimo, che non è permessa in Italia, ma che - in questo modo - rischia di trasformarsi in un’opportunità legittima. Motivi questi che hanno spinto i fattorini di Deliveroo a scendere in strada, ma non solo, perché alla manifestazione milanese avrebbero partecipato anche i riders di altri competitor come Foodora e Glovo.

Le nuove proposte contrattuali
Se da una parte l’azienda si dice pronta al dialogo, mettendo sul piatto un sondaggio dal quale si evince che il 63% dei fattorini (1000 in tutta Italia, 600 solo a Milano) è soddisfatto delle condizioni di lavoro offerte da Deliveroo, dall’altra c’è chi sta pensando a forme contrattuali ad hoc per i lavoratori on-demand. E’ di poche settimane fa la proposta alternativa di un contratto tipizzato per chi fa parte del mercato dell’economia collaborativa, e ipotizzato dall'avvocato Francesco Rotondi dello studio legale LabLaw. Si chiama Jobs App e si basa sul concetto che in questo tipo di mercato non si può applicare la ‘vecchia’ regolamentazione. La Gig Economy è, infatti, caratterizzata dall’assenza di un orario prestabilito dove sono i collaboratori a decidere se e quando offrire la propria prestazione lavorativa: on demand, appunto, quando la domanda si manifesta, in tempo reale, peraltro. In questo senso, aziende come Foodora, Deliveroo e AirBnb si configurano come intermediari tra consumatori e collaboratori autonomi. Queste prestazioni, secondo Rotondi, non sono inquadrabili nelle attuali fattispecie di lavoro subordinato, autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa. Serve un contratto di lavoro ibrido in cui le tutele non sono garantite dal posto di lavoro ma nel e dal mercato del lavoro.