21 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Lavoro

Cosa sono gli ITS, le scuole che formano i tecnici dell'Industria 4.0

Gli istituti tecnici di alta formazione sono ancora poco conosciuti, ma rappresentano una delle leve più significative del nostro Paese, nel quale se ne contano circa una novantina. Oltre lil 90% degli studenti che escono dagli ITS trova lavoro entro un anno

ROMA - L’Industria 4.0 e le attività di alternanza scuola-lavoro sembrano aver messo a tappeto (per il momento), l’Open Innovation delle aziende a favore delle startup, meccanismo che attrae tanto gli imprenditori, ma che in Italia rimane ancora al palo, con il 45% delle imprese che non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa di questo genere (lo dice l’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano). Quanto a Industria 4.0, invece, le cose sembrano andare meglio, soprattutto per il rapporto che si sta creando tra Istituti Tecnici Superiori e le aziende. Gli istituti tecnici di alta formazione sono ancora poco conosciuti, ma rappresentano una delle leve più significative del nostro Paese, nel quale se ne contano circa una novantina.

Ma cos’è un ITS
Gli Istituti Tecnici Superiori sono "scuole ad alta specializzazione tecnologica", nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività  e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria (post diploma). Si costituiscono secondo la forma della Fondazione di partecipazione che comprende scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, enti locali. Le Fondazioni ITS in Italia sono 93: 34 nell'area delle nuove tecnologie per il made in Italy, 17 nell'area della mobilità sostenibile, 13 nell'area dell'efficienza energetica, 12 nell'area delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali, 10 nell'area delle tecnologie della informazione e della comunicazione e 7 nell'area delle nuove tecnologie della vita.

Raddoppio studenti ITS
D’altra parte il MISE ha fatto la sua buona parte e nel Piano Industria 4.0, alle competenze, ci ha dedicato un vero e proprio capitolo, indicando come obiettivo quello di aumentare del 100% gli studenti iscritti agli Istituti Tecnici Superiori da qui al 2020, con un impegno pubblico della portata di ben 70 milioni di euro. Secondo le stime si arriverebbe a ben 24mila studenti nei prossimi tre anni, mentre oggi a frequentarli sono solo 8mila, un numero ancora troppo basso per fare una rivoluzione industriale (digitale). Le premesse, però, sono buone. Già, perché i 370 corsi formativi attualmente presenti in Italia contribuiscono a creare una vera e propria forza lavoro: ben il 90% di chi si diploma all’interno di un Istituto Tecnico Superiore trova lavoro entro un anno.

L’alternaza scuola-lavoro
La carta vincente? L’alternanza scuola-lavoro e la connessione con le aziende del territorio. Importantissima, perché per troppo tempo abbiamo avuto laureati che delle teoria, poi, non sapevano che farsene. E poi ci sono i docenti formati: il 50% di loro proviene dal mondo del lavoro, mentre vige l’obbligo di tirocinio formativo nelle imprese per almeno il 30% del monte ore complessivo. Che fa la differenza. Ma il piano Industria 4.0 mica si accontenta. L’obiettivo è arrivare, entro il 2020, a formare altri 3mila manager, in modo tale che diventino i veri esperti dei nuovi ambienti di business digitali. A questi si aggiungeranno i 20mila studenti universitari indottrinati sui cardini dell’Industria 4.0. Che dire: gli ITS possono essere l'alternativa all'università?