20 novembre 2019
Aggiornato 02:30
nuovo lavoro

Google non teme la Brexit, a Londra nuovo campus da 7mila dipendenti

I lavori cominceranno nel 2018. Si tratta di un'estensione del campus di King Cross che ha già visto l'entrata di oltre 2mila ingegneri provenienti dalla sede centrale californiana. Una decisione in controtendenza

LONDRA - Sarà che c’è bisogno di conferme dopo due risultati che nessuno si aspettava, la Brexit e l’ascesa di Donald Trump. Sarà che ai colossi come Google tutte queste politiche «fanno il baffo» alle loro casse. Sarà che credere ancora in una città come la City potrebbe essere la prima grande svolta. E’ così, Google, che dalla Brexit non si vuol far tappare le ali, ha annunciato l’intenzione di aprire una nuova sede proprio a Londra.

Google non ha paura della Brexit
Secondo i rumors l’apertura di questo nuovo polo tecnologico nella City dovrebbe portare alla creazione di 3mila posti di lavoro. Una mossa in controtendenza rispetto a tutte le altre multinazionali che, invece, stanno preparando le valigie. Oppure come Nissan che ha minacciato di tagliare gli investimenti se le auto prodotte nel Regno Unito dovranno pagare nuovi dazi per essere vendute in Europa. A differenza di società di questo tipo, BigG ha la sola paternità di beni immateriali, che in quanto tali non sono soggetti a questo tipo di problemi.

Un campus da 7mila persone
La nuova sede, di fatto, sarà un’estensione  del vasto campus in costruzione nel complesso alle spalle della stazione ferroviaria di King Cross (nella zona settentrionale del centro di Londra) e sarà il primo edificio costruito completamente ex novo da Google al di fuori degli Stati Uniti. «Il Regno Unito è la sede di istituzioni in grado di migliorare la vita delle persone, pensate alla BBC e il NHS. Non è solo il Paese della Brexit - ha detto Sundar Pichai, CEO di Google -. Qui l’informatica ha un grande futuro, insieme alle istituzioni educative e alla passione per l’innovazione. E’ per questo che stiamo investendo nella città di Londra, sia in talento che in infrastrutture. Oltre 2mila ingegneri si sono spostati dalla nostra sede centrale alla City nel solo mese di ottobre e continueremo il nostro investimento nel polo di King Cross con un nuovo edificio proprio dall’altra parte della strada». La costruzione del polo tecnologico dovrebbero partire nel 2018 e quando sarà ultimata, Google avrà a disposizione una superficie tale da contenere più di 7mila dipendenti.

(Credits photo courtesy of Google)

Corsi di formazione per l’intera nazione
«Siamo consapevoli c'è incertezza intorno a temi come Brexit e il ritmo del cambiamento tecnologico nel nostro tempo. Ma sappiamo per certo che il web e la tecnologia digitale sarà un motore di crescita per gli anni a venire. Come nella maggior parte dei paesi, molte persone nel Regno Unito non hanno le competenze digitali per sentirsi parte di questa economia in rapida crescita. Hanno bisogno di imparare le abilità per costruire una presenza sul web, guidare la crescita e raggiungere i clienti sulla rete». Già, perché Google non ha in mente solo di estendere il proprio campus, ma di proporre anche servizi di formazione per l’intera nazionale, sia online che offline. Insomma, di certo un buon modo per far capire che aziende come Google di certo non cedono alla Brexit né tantomeno ne sono impauriti.

Il fuggi fuggi delle banche
Diverso il discorso delle banche britanniche che si starebbero preparando alla ritirata. L’ha detto senza mezzi termini il capo della British Bankers Association, Anthony Browne, secondo cui gli istituti più grossi hanno messo su appositi team e si stanno preparando al trasloco nei primi mesi dell’anno prossimo, mentre quelli più piccoli potrebbero dire addio a Londra e dintorni già prima di Natale. Il problema non sta solo nel clima che si sta creando, ma soprattutto in una questione tecnica, e cioè l’incertezza sul mantenimento o meno dei cosiddetti «diritti di passaporto» per i membri del mercato unico, che finora hanno permesso alle banche basate nel Regno Unito di offrire servizi finanziari a società e persone nell’intera Unione europea senza alcun ostacolo.