23 gennaio 2022
Aggiornato 15:30
5 luglio 1996

Vent'anni fa nasceva Dolly, la pecora che cambiò il futuro della clonazione

Dolly nacque il 5 luglio del 1996. Fu il primo esemplare frutto di clonazione «pura» e cambio per sempre il destino e il futuro di questa disciplina. Morì 7 anni dopo per complicanze polmonari

EDIMBURGO - Sono passati 20 anni da quando è stata clonata la pecora Dolly: 5 luglio 1996. Un giorno storico che ha cambiato per sempre il futuro e ha aperto la strada non solo alla clonazione fine a se stessa, ma anche a tutto un dibattito etico che ancora non ha trovato un traguardo e che, forse, non lo troverà mai.

20 anni fa nasce la pecora Dolly
Vent’anni fa, Sir Ian Wilmut e i colleghi del Roslin Institute, finanziati dalla società di biotecnologie PPL Therapeutics, diedero vita alla pecora più famosa del mondo. La sua nascita fu annunciata solo l’anno successivo, il 22 febbraio del 1997. Intanto la pecora Dolly aveva tre madri, dove la prima ha fornito il DNA, un’altra ha fornito l’uovo, mentre la terza era surrogata. La cellula utilizzata come donatore per la clonazione Dolly è stata presa da una ghiandola mammaria (da qui il nome, in onore della prosperosa cantante country Dolly Parton). Come tutti gli animali clonati, Dolly ha iniziato la sua vita all’interno di una provetta: solo dopo 6 giorni, ad avvenuta conferma dello sviluppo, l’embrione è stato trasferito in una madre surrogata, dove è nato dopo 100 giorni di gestazione. Una gestazione e un parto normale: Dolly, dopo pochi minuti era già in grado di camminare come qualsiasi altro agnello.

Come nasce Dolly
Di fatto Dolly fu il primo esemplare frutto di clonazione «pura», grazie a una tecnica che consiste nel prelevare da un animale adulto donatore una cellula somatica, il cui materiale genetico viene estratto e trasferito in una cellula uovo non fecondata, precedentemente svuotata del suo Dna. Successivamente, attraverso una scarica elettrica o un impulso chimico, l'ovulo diventa embrione: il punto di partenza per ottenere una creatura identica all'originale. Al momento della sua morte, 7 anni dopo, il 14 febbraio del 2003, in seguito ad alcune complicazioni di natura polmonare, Dolly fu imbalsamata e conservata nel Royal Museum di Edimburgo.

La clonazione
La clonazione della pecora Dolly ha aperto la strada a tutta una serie di progressi effettuati nel campo della genetica. Dopo questo esperimento che si è rivelato fondamentale per la ricerca relativa alle cellule staminali, molti altri animali sono stati clonati, gatti, conigli, cavalli e asini, maiali, capre e bovini. Nel 2004 un topo è stato clonato utilizzando un nucleo da un neurone olfattivo, mostrando che il nucleo del donatore può provenire da un tessuto del corpo che normalmente non si divide. Miglioramenti nella tecnica hanno fatto sì che la clonazione degli animali stia diventando sempre più economica e più affidabile. Questo ha creato un mercato per i servizi commerciali che offrono clonazioni di animali domestici o d’elite per allevamento. In particolare per cercare di risolvere problematiche salutari. Forse gli obietti sono rimasti disattesi, forse c’è ancora molta strada da fare in campo genetico. Ma tutto è partito da Dolly e che sia stata una cosa positiva o meno, gliene dobbiamo dare atto.

La clorazione umana
Nel corso degli anni sono stati tanti i fanatici e i biologi che hanno dichiarato di aver portato a termine la clonazione di esseri umani anche se, di fatto, tali dichiarazioni non sono mai state provate. Anche se il procedimento è fattibilissimo con le attuali tecnologie, l’interesse a clonare un essere umano è nullo se l’obiettivo è quello di avere una copia di se stesso perché il clone – anche se potrà essere identico come una goccia d’acqua all’originale – avrà verosimilmente una psicologia completamente diversa. Il discorso muta se pensassimo di clonare esseri umani per fini medici. Avere una copia di noi potrebbe essere molto utile per estrarre organi da reimpiantare nel nostro corpo qualora ne avessimo bisogno.