Salute | Clonazione

Ecco le prime due scimmiette clonate come la pecora Dolly: cambieranno il futuro della medicina?

Scienziati Cinesi, per la prima volta al mondo, riescono a clonare primati. Serviranno per ridurre gli animali sacrificati per la ricerca

Video di Zhong Zhong and Hua Hua credit Qiang Sun and Mu ming Poo,
Video di Zhong Zhong and Hua Hua credit Qiang Sun and Mu ming Poo, (Screenshot dal canale Youtube della Chinese Academy of Sciences)

La Cina si attesta ancora una volta all’avanguardia nel campo dell’ingegneria genetica. Un gruppo di ricerca, infatti, è riuscito a dare vita a due splendidi cuccioli di macachi. La loro nascita è stata totalmente programmata allo scopo di ottenere un patrimonio genetico pressoché identico. La tecnica è molto simile a quella della pecora Dolly – ma non identica - la cui clonazione è avvenuta ben 20 anni fa. Ora le due scimmiette, di sesso femminile, sembrano essere in perfetta salute.

Il Popolo Cinese
Le piccole scimmiette, che ora hanno sei e otto settimane di età, sono state ribattezzate con il nome di Zhong Zhong e Hua Hua. Ma niente è stato lasciato al caso, neppure il loro nome che, una volta unito, forma la parola Zhonghua, il cui significato è abbastanza eloquente: popolo cinese. Questa si attesta come la prima sperimentazione al mondo che dà vita a un primate, lo stesso ordine di cui anche gli esseri umani fanno parte. «Questa tecnica consente per la prima volta di generare numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei fra loro», ha dichiarato Giuliano Grignaschi, responsabile del benessere animale presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e segretario generale di Research4life.

Un passo avanti
Tutto ciò rappresenta un importante passo avanti in termini di clonazione. Infatti se da un lato è stato relativamente facile clonare Dolly, bovini e topi, dall’altro sono sempre falliti i tentativi di clonare l’essere umano. Questo accadeva perché all’interno dei nuclei delle cellule differenziate dei primati sono inseriti anche geni spenti che impediscono lo sviluppo embrionale. D’altro canto, i ricercatori cinesi sono riusciti ad aggirare il problema trovando una sorta di interruttore molecolare che permettesse di riaccenderli.

Perché clonare i primati?
La sperimentazione avvenuta grazie alla competenza di un team di ricerca dell'Istituto di neuroscienze dell'Accademia cinese delle scienze a Shanghai, è appena stata pubblicata sulla rivista Cell. L’idea degli scienziati è quella di creare diversi cloni allo scopo di ridurre al minimo i test scientifici effettuati negli animali. «Ciò – continua Grignaschi - permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l'errore statistico si ridurrà anche il numero di campioni necessari per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento». E se questa pare essere un grande passo avanti nel futuro della ricerca, l’altra faccia della medaglia è che c’è anche chi non appoggia l’idea. In particolare pare che il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia Accademia per la Vita, ritiene che si tratti di una vera e propria «minaccia per il futuro dell’umanità». Anche se ricorda che per il Vaticano non condanna totalmente la tecnica, ma «c'è da sperare che entri in gioco la responsabilità degli scienziati».

Si arriverà alla clonazione anche sull’uomo?
E’ una domanda che molti di noi sicuramente già si stanno ponendo. E, nel caso, quali saranno i vantaggi?  Sgreccia ritiene che ci sia «il fortissimo rischio che la clonazione della scimmia possa essere considerato come il penultimo passo, prima di arrivare alla clonazione dell'uomo, evento che la Chiesa non potrà mai approvare». Dello stesso parere anche Bruno Dallapiccola, genetista e direttore scientifico dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: «vita umana non può essere attivata artificialmente. Si riaccende drammaticamente un problema etico. Siamo alla vigilia di una possibilità teorica di clonare anche l'uomo».

 Guarda il video delle piccole scimmiette

Il futuro della medicina
Di tutt’altro avviso è, invece, Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata (Roma) che durante un’intervista ad Adnkronos ha asserito che la clonazione delle due scimmiette «è un passo avanti importate per il futuro della medicina e per lo sviluppo di nuove cure. Consentirà di produrre primati modello di studio di malattie umane per sperimentare terapie geniche e soluzioni terapeutiche delle più diverse». Tuttavia precisa che «si tratta anche di un lavoro scientifico che può sollevare importanti problemi etici, essendo le scimmie simili a noi. Questioni che devono essere affrontate nel modo più opportuno e con cauto ottimismo».

Scissione embrionale
Novelli ripercorre le tappe della clonazione spiegando in poche parole i dettagli della tecnica, questo infatti è «il secondo tentativo dopo 19 anni, quando un'equipe americana, aveva dato vita a Tetra, con un metodo completamente diverso. In quel caso si era trattato di una scissione embrionale, in pratica un modo di generare, artificialmente, gemelli identici». Al momento, invece, «è stata applicata la stessa tecnica che fino a oggi era stata utilizzata in altri 25 mammiferi diversi, dopo il primo successo ottenuto con la pecora Dolly. Nei primati però, fino ad oggi, non si riusciva metodologicamente a realizzare il trasferimento del nucleo». Può quindi essere considerato «un lavoro elegante dal punto di vista tecnico. I ricercatori hanno trovato il modo per evitare i problemi di riprogrammazione genetica, che rappresentavano il grande ostacolo, e che erano all'origine di aborti e fallimenti. Loro ci sono riusciti». A questo punto lo scoglio più grande da superare è quel confine che delimita il rispetto per gli animali e il progresso della medicina. È indubbio che per portare avanti progetti di tale entità non è necessaria solo competenza ma anche un piccolo di saggezza.