23 gennaio 2022
Aggiornato 15:30
Scimmie clonate in Cina

Clonazione delle Scimmie, pensavate fossero le sole? In questi anni clonate almeno 25 specie animali

Non solo scimmie, secondo il genetista prof. Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata sono almeno 25 le specie animali clonate in questi anni: cani, gatti, cavalli, bovini, cammelli eccetera

ROMA – Tutti stupiti dalla notizia che in Cina sono state clonate delle scimmie con il metodo Dolly. Ma, quello che forse tutti non sanno è che in realtà in questi anni altro che scimmie, sono infatti state clonate almeno 25 specie diverse di animali. A sostenerlo è il genetista prof. Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, intervenendo al programma 'Genetica Oggi', condotto da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus.

Non solo Dolly
Non è soltanto l'antesignana pecora Dolly a essere stata clonata in questi decenni. E dunque anche non solo le scimmie in Cina. «In questi 22 anni passati dalla clonazione della pecora Dolly – ha spiegato il prof. Novelli – la scienza non si è certo fermata, ha prodotto e ha clonato con questo stesso metodo almeno 25 specie di mammiferi diversi, parliamo dal cane al gatto al cammello, ai bovini o i cavalli che in alcuni Paesi come gli Stati Uniti e diventata quasi una routine. Sulle scimmie era stato tentato in passato, ma si era fallito per aborti precoci perché clonarle è più difficile. Fare ricerca sui primati è molto costoso, difficile, e ci vogliono autorizzazioni e permessi complessi da avere – prosegue il genetista – Tante sperimentazioni si fanno in Asia dove è più facile sia per i costi che per l’organizzazione, quindi è ovvio che lì si fanno più esperimenti e dunque puoi avere più successo. I ricercatori hanno modificato il protocollo rispetto a Dolly perché ovviamente in questi 22 anni si è ottenuta una maggiore conoscenza e hanno aperto il DNA come un sarto riuscendo ad attivarlo o disattivarlo a piacere e questo ha favorito moltissimo il risultato finale, questa la novità tecnica».

Sperimentazioni in altri ambiti della medicina
Più che un mero 'giocare a Dio', quello dei genetisti potrebbe rivelarsi un lavoro utile per comprendere e trovare cure per alcune malattie per cui oggi non c'è rimedio. «Un risultato del genere – sottolinea il prof. Novelli – apre verso nuove possibilità per la ricerca in ambito delle malattie mentali neuropsichiatriche. Ma anche Alzheimer e Parkinson perché, come sappiamo, il modello migliore sono i primati e non i topi che molte ricerche hanno impiegato. Quattrocento trials clinici sono falliti per ricerche su altri modelli, quindi abbiamo bisogno di nuovi modelli e quello dei primati può essere una strada nuova. Inoltre, si apre la possibilità di utilizzare i primati per sperimentare le nuove metodiche di terapia genica, ossia sostituire un gene difettoso sull’uomo, per una sperimentazione del genere la strada dei primati potrebbe essere una strada nuova».

Ci sarà la clonazione umana?
Incubo di molti o sogno per altri, si è già parlato in passato della possibilità di una clonazione umana. La faccenda è anche stata tema di alcuni film, ma a livello pratico ci si è sempre fermati a causa delle cosiddette 'questioni etiche'. «In ogni grande scoperta scientifica esiste sempre il rischio che possa essere impiegata per fare il male invece che il bene – precisa il genetista ai microfoni di Radio Cusano Campus – ma questo da sempre: dai tempi dell’invenzione della ruota o della scoperta del fuoco. Una scoperta simile genera paura e ansie, ma solo se non si conosce il fenomeno; la scienza ci aiuta a comprenderlo e a superare le paure. Tecnicamente questa tecnica di clonazione può essere applicata all’uomo ma la domanda che mi pongo è: perché farlo? A cosa serve? Credo sia inutile e immotivato dal punto di vista scientifico. Siamo figli anche dell’ambiente, del caso e della casualità che ci si trova a incontrare sviluppandosi e crescendo. Per riprodursi? Io credo che per molti anni ancora i figli nasceranno dall’unione di un uomo e di una donna».