22 settembre 2018
Aggiornato 04:30

Scimmie clonate con la tecnica Dolly: 9 italiani su 10 dicono No

Stupore e scalpore dopo la clonazione delle scimmie in Cina. Molti sono incuriositi, ma da un'indagine della Coldiretti emerge che la maggioranza degli italiani è contraria
Macaca Fascicularis
Macaca Fascicularis (Shutterstock.com)

ROMA – Ha suscitato molta curiosità e anche scalpore la notizia della clonazione di scimmie in Cina, utilizzando la nota 'tecnica Dolly', la pecora clonata circa vent'anni fa. Ma tra la curiosità e la perplessità pare emerga anche un sentimento di rifiuto da parte degli italiani: secondo quanto emerso da un'indagine Coldiretti/Ixè, infatti, ben 9 italiani su dieci dicono No.

L'indagine e il No degli italiani
«Quasi 9 italiani su 10 sono contrari alla clonazione utilizzata fino a ora a fini alimentari. E’ quanto afferma un’indagine Coldiretti/Ixè in occasione dell’annuncio arrivato dalla Cina sulla prima clonazione di scimmie e a poco più di 20 anni dalla nascita della pecora Dolly. A preoccupare è la commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati che – sottolinea la Coldiretti – solo il 12% degli italiani accetterebbe di consumare».

Una tecnica commerciale
«Dalla prima clonazione animale annunciata, che risale alla pecora Dolly nata il 5 luglio 1996, si è intensificato – denuncia la Coldiretti - lo sfruttamento commerciale di tale tecnica in molti Paesi e oggi – rileva la Coldiretti – è possibile clonare un animale con una spesa di qualche migliaia di euro. E la tecnica riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli. Una situazione – conclude la Coldiretti - sulla quale si pone l’esigenza di vigilare alla luce soprattutto dei recenti accordi di libero scambio che stanno impegnando l’Unione Europea, dal Canada ai Paesi del Sua America che aderiscono al Mercosur».