19 gennaio 2020
Aggiornato 22:00
ricerche su radiazioni

Viaggio verso Marte, gli astronauti rischiano sviluppo tumori

La scoperta di Marte implicherà un viaggio decisamente più lungo di quelli mai fatti fino ad ora e esposizioni a radiazioni nel suo insieme mai prima riscontrate da essere umano

Missioni spaziali
Missioni spaziali Shutterstock

ROMA - Cosa succede al corpo umano quando viene sottoposto alle radiazioni cosmiche? E' la domanda che accompagna da sempre le missioni nello spazio, e negli ultimi anni si sono susseguiti gli studi per analizzare i possibili pericoli per gli astronauti. La Nasa, come anche altre agenzie spaziali, hanno adottato alcune misure di precauzione, riducendo il tempo massimo che un uomo o una donna può trascorrere nello spazio in modo da mantenere al di sotto del 3% il rischio di effetti dannosi delle radiazioni.

Rischi per il futuro viaggio su Marte
Una strategia che però non funziona per la politica a medio e lungo termine dell'agenzia spaziale americana, che punta ad esempio alla prima missione umana oltre l'orbita terrestre con l'obiettivo di raggiungere Marte nel 2030. Questo implicherà un viaggio decisamente più lungo di quelli mai fatti fino ad ora e esposizioni a radiazioni nel suo insieme mai prima riscontrate da essere umano. È così che alcuni gruppi di ricerca, come segnala il sito dell'Agenzia spaziale italiana, hanno iniziato a indagare possibili soluzioni per prevenire i rischi legati alle radiazioni spaziali, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di tumori. Tra questi c'è il laboratorio di Michael Weil al Cancer Center dell'Università del Colorado. I risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Oncology, mostrano un collegamento per così dire "inverso": gli ioni ad alta energia delle radiazioni subite nello spazio sono simili a quelli che a Terra vengono invece utilizzati come cura contro il cancro, ad esempio in Giappone e in Germania. Due facce della stessa medaglia: il modo in cui gli ioni di carbonio depositano energia si presta a colpire le cellule tumorali dei tessuti malati senza danneggiare le cellule sane circostanti, ma allo stesso tempo porta con sé un fattore di rischio per lo sviluppo di nuovi tumori.

Le radiazioni sull’uomo
Gli scienziati hanno avuto accesso allo Space Radiation Laboratory della NASA a Long Island, New York, per simulare in un acceleratore alcuni tipi di radiazioni che ritroviamo nello spazio e valutarne gli effetti cancerogeni. «Gli acceleratori di particelle - spiega Vittorio Cotronei, medico e ricercatore tecnologo dell'Agenzia Spaziale Italiana - sono l'unico modo che attualmente abbiamo per valutare gli effetti di alcuni tipi di radiazioni che incontriamo nello spazio al di fuori della fascia protettiva dell'atmosfera». Il gruppo di ricerca di Weil ha quindi agito su fasci di ioni accelerati nello Space Radiation Laboratory, scoprendo che questo tipo di radiazioni ha una forte incidenza nello sviluppo di tumori. Lo studio di Weil pone dunque un problema fondamentale per le missioni di esplorazione dello spazio, quello dell'esposizione prolungata a radiazioni cosmiche, dove uno degli elementi di maggiore incertezza di un viaggio spaziale è proprio l'impossibilità di proteggersi dalle radiazioni non essendovi al momento materiali adatti a questo scopo. I risultati ottenuti da Weil e colleghi rafforzano così il filone di ricerca che sostiene l'importanza di effettuare e intensificare nuovi studi prima di pianificare missioni umane di lunga durata nello spazio. «Se realmente vogliamo andare su Marte occorre non solo approfondire e intensificare lo studio dell'effetto dell'esposizione alle radiazioni cosmiche ma anche realizzare adeguate contromisure, siano esse fisiche o chimiche, che ne limitino le conseguenze», conclude Cotronei.