15 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Internet | Social Network

Quando un post violento su Facebook è un crimine?

Proprio su questo termine è in corso un dibattito all'interno della Corte Suprema americana. E il New York Times ricostruisce la vicenda in un editoriale. Si fa riferimento al caso Anthony Elonis, un uomo della Pennsylvania condannato a 44 mesi di reclusione per aver pubblicato su Facebook minacce alla sua ex moglie in forma di canzone rap.

NEW YORK - Il primo emendamento alla Costituzione americana protegge la libertà di parola, anche in casi estremi di oltraggio. Come hanno mostrato diverse sue decisioni, il governo non può punire una persona per aver pronunciato parole violente, a meno che non rappresentino «una minaccia reale».

Proprio su questo termine è in corso un dibattito all'interno della Corte. E il New York Times ricostruisce la vicenda in un editoriale. Si fa riferimento al caso Anthony Elonis, un uomo della Pennsylvania condannato a 44 mesi di reclusione per aver pubblicato su Facebook minacce alla sua ex moglie in forma di canzone rap.

«Non smetterò fino a quando il tuo corpo non sarà a brandelli, coperto di sangue e morirai per tutti questi piccoli tagli», ha scritto sul social network Elonis minacciando anche i colleghi della donna, alcuni bambini e gli agenti dell'FBI che avevano perquisito la sua casa.

DIFFICILE GIUNGERE A UN PUNTO - Il caso è arrivato davanti ai giudici del massimo organo giudiziario degli Stati Uniti. E sembra difficile giungere a un punto. Quando un post su Facebook può essere definito «una minaccia reale» e per questo motivo essere perseguito? Il presidente della Corte suprema, John G. Roberts, ha anche citato una canzone di Eminem, in cui il rapper sembra (nella finzione) voler minacciare sua moglie. «Può essere perseguito?». Il viceprocuratore generale, Michael Dreeben, ha detto di no. Nel caso di una canzone è chiaro che non sia una minaccia ma solo un espediente artistico. Ma quando si può dire che una frase è «intrattenimento» o una minaccia.

Il cosa di Elonis gira attorno a questo problema. L'uomo ha sempre sostenuto di non voler minacciare nessuno e che la sua canzone fosse una «terapia» per dimenticare e superare la fine del suo matrimonio. Ha anche detto di essere un aspirante rapper. Una minaccia, scrive il New York Times, può terrorizzare e distruggere una persona, ma in un Paese devoto alla libertà di parola, non è troppo chiedere al sistema giudiziario di provare che una persona minaccia qualcuno prima di metterla in carcere.