26 maggio 2019
Aggiornato 09:00
Intervista a Tullio Borella, psicoterapeuta esperto di social

Facebook e il controllo dei post: «La gente si deve sfogare», allora chi protegge davvero chi?

Il Guardian è riuscito ad entrare in possesso delle regole interne a Facebook in base alle quali i moderatori decidono cosa può restare e cosa no. Abbiamo trovato delle cose molto strane, ci siamo chiesti come mai e abbiamo girato le nostre domande a un esperto

ROMA - Il Guardian, storico giornale inglese, è riuscito ad entrare in possesso delle regole interne a Facebook in base alle quali i moderatori decidono cosa può restare e cosa invece deve essere rimosso sul social «abitato» ormai da due miliardi di utenti. Negli oltre cento manuali di addestramento e di procedure interne vengono trattati i post su violenza, razzismo, terrorismo, pornografia, persino cannibalismo. Noi del Diario abbiamo voluto parlare di questo con un esperto. Abbiamo raggiunto al telefono il dott. Tullio Borella, psicoterapeuta e fondatore dell'associazione Dedalo che fornisce supporto psicologico agli adolescenti e alle loro famiglie, che ci ha raccontato cosa intende Facebook quando parla di "regolamentare" e cosa significa che lì sopra la gente "si deve sfogare».

Sì ai video con morti violente, perché?
In questi manuali viene detto per esempio che i video di morti violente non devono essere sempre rimossi – se hanno una rilevanza sociale o aiutano a capire problemi legati alla salute mentale – ma viene comunque richiesto che siano segnalati come immagini forti e che potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno. Quali responsabilità ha allora Facebook? Leggiamo anche che i video che mostrano un aborto sono consentiti, a patto che non ci siano scene di nudo, e che dirette video di persone che cercano di farsi male da sole sono permesse, perché, testuali parole, Facebook «non vuole censurare le persone in difficoltà e la trasmissione può essere utile per fare intervenire familiari o forze dell'ordine». Voyeurismo, emulazione, di questo Facebook non si preoccupa?

Cosa vuole davvero Faceboook?
E ancora: su Facebook «la gente si deve sfogare» viene detto brutalmente. Ma le regole di convivenza civile dovrebbero contenere proprio l'aggressività. In pratica, ciò che in una comunicazione verbale diretta risulterebbe inaccettabile, qui diventa routinaria e persino presentata paradossalmente come utile. Cosa genera tutto questo? Tutta questa presunta emozione, emotività, immediata, senza filtri, non serve forse anche a eccitare, a fare in modo che, sfogandoci appunto, riveliamo informazioni che non controlliamo? Facebook di fatto si basa sull'invito alle persone a mostrarsi, ha costruito un impero economico chiedendoci di metterci a nudo. Allora, con queste regole chi sta proteggendo davvero Facebook: gli utenti o l'immagine che gli utenti hanno di Facebook?

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