29 settembre 2020
Aggiornato 20:00
Presidenziali USA 2020

Michelle Obama infiamma la convention dem: «Via Trump, il Presidente sbagliato»

L'ex first lady lancia una feroce critica alla gestione della pandemia, dell’economia: «Se vogliamo mettere fine al caos, dobbiamo votare Biden». Bernie Sanders chiama i dem all'unità contro il «nuovo Nerone»

L'ex first lady, Michelle Obama
L'ex first lady, Michelle Obama ANSA

Donald Trump è il presidente «sbagliato» per gli Stati Uniti: è quanto ha dichiarato l'ex first lady, Michelle Obama, in un appassionato discorso videoregistrato trasmesso alla prima giornata della Convention dei democratici, al via in versione virtuale a causa della pandemia di coronavirus, che ufficializzerà la candidatura di Joe Biden alle presidenziali di novembre.

Nel suo discorso, Michelle Obama ha accusato il presidente americano di «totale mancanza di empatia» e la sua amministrazione di aver diffuso «caos e divisione», mentre gli americani hanno bisogno di «leadership e consolazione» a causa della pandemia.

«Trump è il Presidente sbagliato»

«Permettetemi di essere più onesta e chiara possibile: Donald Trump è il presidente sbagliato per il nostro paese - ha detto Obama - ha avuto tempo più che sufficiente per dimostrare di essere all'altezza dell'incarico, ma chiaramente non può essere chi abbiamo bisogno che sia. È quello che è».

«E se pensate che le cose non possano peggiorare, credetemi, possono - ha aggiunto - e sarà così se non ci sarà un cambiamento a queste elezioni. Se abbiamo qualche speranza di mettere fine a questo caos, dobbiamo votare per Joe Biden come se le nostre vite dipendessero da questo». Perchè Biden sa cosa serve per guidare il paese e «dirà la verità e si fiderà della scienza».

«Joe non è perfetto - ha rimarcato l'ex first lady - ma non c'è nessun candidato perfetto, nessun presidente perfetto».

Obama ha quindi concluso il suo discorso sottolineando che «se vogliamo tenere viva la possibilità di progredire nel nostro tempo e se vogliamo essere in grado di guardare i nostri figli negli occhi dopo queste elezioni, dobbiamo riaffermare il nostro posto nella storia americana».

«E dobbiamo fare il possibile per eleggere il mio amico, Joe Biden, come prossimo presidente degli Stati Uniti», ha concluso.

Sanders: «In gioco la nostra democrazia»

«E' in gioco il futuro della nostra democrazia»: questo il monito lanciato dal senatore Bernie Sanders nel discorso tenuto alla prima giornata della Convention democratica, in cui ha sottolineato come le elezioni presidenziali di novembre «siano le più importanti della storia moderna di questo Paese», invitando gli americani a «unirsi» per eleggere Joe Biden.

«In risposta alla serie senza precedenti di crisi che dobbiamo affrontare, abbiamo bisogno di una risposta senza precedenti, un movimento, mai visto prima, di persone pronte a impegnarsi e a combattere per la democrazia e la decenza, e contro l'avidità, l'oligarchia e l'autoritarismo - ha dichiarato il senatore del Vermont - insieme dobbiamo costruire una nazione che sia più equa, più compassionevole e più inclusiva».

«L'autoritarismo ha messo radici»

Sanders ha quindi chiesto ai suoi sostenitori di votare il suo ex rivale alle primarie democratiche per non sprecare «tutti i passi avanti che abbiamo fatto»: «La nostra campagna è finita diversi mesi fa, il nostro movimento prosegue e diventa ogni giorno più forte. Molte delle idee per cui abbiamo combattuto solo pochi anni fa erano considerate radicali mentre ora sono comuni. Ma dobbiamo essere chiari. Se Donald Trump viene rieletto, tutti i progressi che abbiamo fatto saranno a rischio».

«Sotto questa amministrazione - ha accusato Sanders - l'autoritarismo ha messo radici in questo paese ... E finchè ci sarò, collaborerò con i progressisti, con i moderati e, sì, anche con i conservatori, per difendere questa nazione da una minaccia contro cui hanno combattuto e sono morti tanti dei nostri eroi».

Sanders ha infine chiesto agli americani di «unirsi» per eleggere Biden: «Il prezzo del fallimento è semplicemente troppo alto... amici miei, vi dico, a quanti hanno sostenuto altri candidati ... è in gioco il futuro della nostra democrazia».