31 maggio 2020
Aggiornato 09:30
Intervista ad Avvenire

L'appello di Luigi Di Maio a tutti i partiti: «Stop liti sul Mes, ora tutti con Conte»

Il Ministro degli Esteri: «L'Italia ha un solo vero obiettivo. Puntiamo a intesa su Recovery Fund: 1.500 miliardi per riaccendere i motori. Riaprire? Non avere fretta»

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri
Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri ANSA

ROMA - «Mi fido ciecamente di Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio sa tenere la barra dritta nell'interesse nazionale». E' quanto afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un'intervista ad Avvenire. «Mi faccia rivolgere un appello alla politica: schieriamoci tutti con il Premier. Sosteniamo tutti Conte. Ho sempre pensato che il dibattito sia ricchezza e non voglio dare l'impressione che provi a censurarlo, ma oggi è vitale sospendere le polemiche. Facciamolo almeno fino a giovedì. Lavoriamo per dare al capo del governo la massima forza al tavolo finale», commenta Di Maio, alludendo al cruciale appuntamento del 23 aprile in Europa.

Il ministro ricorda a questo proposito che l'Italia ha «un solo vero obiettivo. Ambizioso. Decisivo. Il Recovery fund: 1.500 miliardi per riaccendere i motori. Tutto il resto è un dibattito limitante», precisa. «Il Mes vale per l'Italia 37 miliardi, il fondo antidisoccupazione Sure 100 miliardi in totale, la linea Bei 200. La sfida vera è allora giocare fino in fondo la partita sul Recovery fund. È camminare sulla strada maestra senza nemmeno valutare le alternative».

D'altra parte, secondo il ministro, «nessun Paese ha una posizione granitica. Anche Olanda e Germania si stanno interrogando, stanno facendo il loro esame di coscienza. Gli effetti devastanti della crisi hanno stravolto il quadro e hanno attenuato quelle rigidità che ci hanno messo in ginocchio. L'Europa ha un'ultima occasione per dimostrarsi capace di solidarietà. Senza non ha ragione di esistere», è il ragionamento di Di Maio.

Intanto, il nodo ripartenza continua a dominare la scena. «È stato doloroso spegnere i motori dell'Italia, chiudere le aziende, imporre incredibili sacrifici. La vita, però, viene prima di tutto», sottolinea il ministro. «Non possiamo correre il rischio di aprire troppo presto. Una seconda ondata dell'epidemia sarebbe il colpo di grazia e la politica ha il dovere di evitarlo», conferma.

«La ripartenza», insiste Di Maio, «sarà più complicata della chiusura. Abbiamo smontato l'Italia e ora abbiamo il dovere di rimontarla meglio. Di correggere tante storture. Bisogna investire. Far partire le opere. Scommettere sui cantieri. In un momento di crisi come questo anche il Codice appalti va sospeso: no mille scartoffie, no mille certificati, no mille regolette. Bisogna, appena sarà possibile, solo aprire e lavorare».

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