31 maggio 2020
Aggiornato 10:00
Gli USA tagliano i fondi

Cosa vuol dire la minaccia di Donald Trump per l'OMS

Gli Usa sono di fatto i principali finanziatori dell'organismo che ha sede a Ginevra, e nel periodo 2018-2019 il loro contributo è ammontato a quasi 900 milioni di dollari, circa un quinto del totale

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

WASHINGTON - «Al di là di qualunque questione il nostro lavoro prosegue». La portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Margaret Harris aveva dato già ieri la linea dell'organismo Onu di fronte alle minacce di Donald Trump di tagliare i fondi nel pieno dell'emergenza coronavirus. E, seguendo un copione ormai noto, stanotte il presidente Usa, sotto tiro all'interno per l'inerzia dimostrata nei preparativi per l'impatto della pandemia, ha rovesciato le colpe sull'Oms e annunciato lo stop ai contributi degli States.

Una decisione ampiamente telefonata già dalla scorsa settimana e dettata secondo Trump dalla volontà di vederci chiaro sul ruolo dell'Oms, i cui errori e la cui compiacenza verso la Cina hanno causato «tante morti», nell'«insabbiamento» della pandemia. Trump ha spiegato che si tratta di una sospensione per un periodo di 60/90 giorni: «E' un periodo di valutazione, ma nel frattempo congeliamo tutti i finanziamenti all'Organizzazione Mondiale per la Sanità» ha detto, aggiungendo che gli Usa continuano a impegnarsi con l'Oms per una «riforma significativa».

Gli Usa sono di fatto i principali finanziatori dell'organismo che ha sede a Ginevra, e nel periodo 2018-2019 il loro contributo è ammontato a quasi 900 milioni di dollari, circa un quinto del totale di 4,4 miliardi complessivi di contributi di Paesi e donazioni a titolo volontario pubbliche e private. Del contributo Usa circa tre quarti sono «contributi specifici volontari» a singoli progetti sanitari, mentre il resto rientra nel finanziamento «assessed» di Washington alle istituzioni Onu. Un documento più dettagliato sul bilancio dell'Oms fornito dalla missione Usa a Ginevra mostra che lo scorso anno gli Usa hanno versato all'Oms 452 milioni di dollari di cui quasi 119 di contributi «assessed», obbligatori. E a febbraio l'amministrazione Trump ha già proposto di dimezzare la quota per quest'anno a 57,9 milioni di dollari.

L'Oms, fondata nel 1948, ha 194 Paesi partecipanti. Ciascuno di essi nomina una delegazione di esperti sanitari che lo rappresenta nell'Assemblea mondiale per la Sanità, l'organismo politico dell'Oms. Sono gli Stati membri, con l'assemblea, a scegliere il direttore generale (oggi è l'etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, accusato di Trump di essere troppo filo-cinese), a fissare l'agenda e le priorità, a esaminare e approvare i bilanci.

I fondi dell'Oms arrivano da varie fonti: organizzazioni internazionali, donatori privati, stati membri e l'organismo da cui è nato, l'Onu. Ciascun stato membro versa i contributi «assessed», calcolati sulla base della ricchezza e della popolazione, che nel complesso rappresentano circa un quarto dei finanziamenti totali e sono fermi allo stesso livello da circa trent'anni. Gli altri tre quarti provengono da «contributi volontari», donazioni da stati membri o partner, anche privati. Sugli 893 milioni di dollari versati dagli Usa nel 2018-2019, 237 milioni erano contributi obbligatori, il resto donazioni. Le donazioni Usa rappresentano il 14,67% di tutti contributi volontari a livello globale. Al secondo posto c'è la Bill and Melinda Gates Foundation, dell'ex numero uno di Microsoft e della moglie. Trump non ha detto quale tipo di contributo intende tagliare. Dietro gli Usa nel bilancio 2018-2019 dell'Oms c'è il Regno unito contro un contributo complessivo di 434 milioni di dollari, seguito da Germania e Giappone. La Cina ha finanziato l'organizzazione con 86 milioni di dollari circa negli scorsi due anni.

«Il bilancio dell'Oms equivale più o meno a quello di un grande ospedale statunitense, che è del tutto inadeguato rispetto alle sue responsabilità globali» ha detto al Guardian Lawrence Gostin, professore di dritto sanitario pubblico all'università di Georgetown. «Perciò, se il presidente Usa fosse un leader globale in campo sanitario, lancerebbe un appello a raddoppiare perlomeno il bilancio Oms di fronte a questa pandemia».

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