7 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Impeachment, l'ambasciatore Sondland conferma le accuse a Donald Trump

L'ambasciatore statunitense presso l'Unione europea alla Camera: «Pressioni sugli ucraini per indagare sui Biden, seguì gli ordini del presidente». Il Kievgate raggiunge Pompeo, possibili dimissioni

Il Presidente americano, Donald Trump
Il Presidente americano, Donald Trump ANSA

NEW YORK (ASKANEWS) - Gordon Sondland, l'ambasciatore statunitense presso l'Unione europea, ha confermato l'esistenza di una richiesta di 'do ut des' del presidente Donald Trump all'omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, durante la sua audizione alla commissione Intelligence della Camera, che indaga per il possibile impeachment del presidente. E ha messo davanti alle loro responsabilità non solo il presidente Trump e il suo avvocato Rudy Giuliani, che ha guidato la politica 'ombra' in Ucraina, ma tutti gli altri massimi componenti dell'amministrazione, a partire dal vicepresidente Mike Pence e dal segretario di Stato, Mike Pompeo: «Tutti erano nel giro. Non era un segreto».

«So che i membri della commissione hanno strutturato queste questioni complicate nella forma di una semplice domanda: c'era un 'do ut des'? La risposta è sì» ha detto Sondland. Rudy Giuliani «spingeva» per un 'do ut des', come «desiderato» da Trump, ha detto l'ambasciatore, durante il suo discorso di apertura davanti alla commissione.

Sondland ha detto di aver lavorato con Rudy Giuliani e altri funzionari a una campagna di pressione sull'Ucraina per convincerla a indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden «perché il presidente ci ordinò di farlo». «Il segretario Rick Perry, l'ambasciatore Kurt Volker e io abbiamo lavorato con Rudy Giuliani sull'Ucraina su espressa indicazione del presidente degli Stati Uniti. Ma non volevamo lavorare con Giuliani». «Non eravamo contenti per la direttiva del presidente Trump di parlare con Rudy Giuliani. Non volevamo coinvolgere Giuliani. Credo che siano gli uomini e le donne del dipartimento di Stato, e non l'avvocato personale del presidente, a dover avere la responsabilità dei rapporti con l'Ucraina» ha detto Sondland.

«Come testimoniato precedentemente (a porte chiuse, ndr), la richiesta di Giuliani era di un 'do ut des' per l'organizzazione di una visita alla Casa Bianca del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Giuliani chiese all'Ucraina di fare una dichiarazione pubblica annunciando delle indagini sulle elezioni del 2016 e su Burisma (ovvero su Biden, ndr). Giuliani stava esprimendo i desideri del presidente degli Stati Uniti e sapevamo che quelle indagini erano importanti per il presidente» ha detto.

In un momento chiave della sua testimonianza, Sondland ha detto di aver capito che Zelensky doveva solo annunciare le indagini su Burisma e sul presunto coinvolgimento dell'Ucraina, e non della Russia, nelle interferenze nelle elezioni del 2016, senza nemmeno doverle aprire. «Non doveva realmente farle, da quello che ho capito» ha detto, sottolineando che Zelensky doveva semplicemente annunciarle pubblicamente «in qualche modo».

Gordon Sondland, Ambasciatore statunitense presso l'Unione europea
Gordon Sondland, Ambasciatore statunitense presso l'Unione europea (ANSA)

Sondland - ha raccontato - disse al vicepresidente Mike Pence, all'inizio di settembre, che era preoccupato che la concessione degli aiuti militari all'Ucraina (400 milioni di dollari) fosse subordinata all'apertura delle indagini chieste da Trump (Sondland ha più volte detto di non aver collegato Burisma a Biden, fino a poco tempo fa). L'ufficio di Pence ha poi rilasciato un comunicato per affermare che il vicepresidente «non ha mai avuto una conversazione con Gordon Sondland sulle indagini sui Biden, su Burisma o sulle condizioni per il rilascio degli aiuti finanziari all'Ucraina in base a potenziali indagini».

«Mi opponevo fortemente - ha detto Sondland in commissione - alla sospensione degli aiuti» all'Ucraina, perché «gli ucraini avevano bisogno di quei fondi per combattere contro l'aggressione russa. Cercai di chiedere perché gli aiuti fossero stati sospesi, ma non ricevetti mai una risposta chiara. In assenza di una spiegazione credibile, cominciai a credere che gli aiuti non sarebbero stati dati fino a un impegno pubblico dell'Ucraina per un'indagine sulle elezioni del 2016 e su Burisma, come chiesto da [Rudy] Giuliani. Ho condiviso le mie preoccupazioni sul potenziale 'do ut des' sugli aiuti» all'Ucraina «con il senatore Ron Johnson. Ho anche condiviso le mie preoccupazioni con gli ucraini».

Pence, finora, ha detto che non c'è stato alcun 'do ut des' e che Trump non ha fatto nulla di sbagliato nei suoi rapporti con Kiev. Gli aiuti militari furono temporaneamente bloccati due giorni prima della telefonata del 25 luglio tra i due presidenti, al centro delle indagini per il possibile impeachment di Trump, e poi sbloccati solo dopo le pressioni del Congresso.

«Tutti erano nel giro. Non era un segreto» che il presidente statunitense Donald Trump stesse facendo pressioni per ottenere dall'Ucraina un'indagine sull'ex vicepresidente Joe Biden per ricavarne un vantaggio politico, ha poi detto Sondland. L'ambasciatore ha detto di aver discusso della questione in una e-mail spedita il 19 luglio, prima della telefonata tra Trump e Zelensky, indirizzata al segretario di Stato, Mike Pompeo, al segretario all'Energia, Rick Perry, al capo di gabinetto di Perry, al capo di gabinetto di Trump, ovvero Mick Mulvaney, a un consigliere di Mulvaney e a un'altra persona.

Lasciando (in ritardo) la Casa Bianca, il presidente statunitense non ha risposto alle domande dei giornalisti, ma ha dichiarato, a proposito della conversazione avuta con Sondland sull'Ucraina, di aver detto: «Non voglio niente, non voglio niente. Nessun 'do ut des'. Di' a Zelensky di fare la cosa giusta». «Non è un uomo che conosco bene, ma sembra un tipo a posto» ha poi detto di Sondland.

Trump potrebbe essere accusato di abuso di potere - e non solo - per le pressioni esercitate su Zelensky per convincerlo a indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden e sul presunto ruolo dell'Ucraina, e non della Russia, nelle interferenze nelle scorse elezioni presidenziali statunitensi, come sostenuto da molti complottisti repubblicani; le agenzie d'intelligence e il procuratore speciale Robert Mueller, nei mesi scorsi, hanno concluso che le interferenze furono opera di Mosca.

Le indagini sul presidente sono partite dalla denuncia di un 'whistleblower', un agente dell'intelligence, sulla telefonata tra Trump e Zelensky. Trump avrebbe bloccato 400 milioni di aiuti militari all'Ucraina per convincere Zelensky a indagare su Biden e sul figlio Hunter; anche un incontro alla Casa Bianca tra i due presidenti sarebbe stato condizionato al soddisfacimento dei desideri di Trump. Secondo i repubblicani, Biden avrebbe fatto pressioni per il licenziamento di un procuratore ucraino per proteggere il figlio: accuse, però, che non hanno alcun riscontro. Biden, come confermato nelle ultime audizioni da diversi funzionari, agì secondo la linea ufficiale dell'amministrazione Obama per perseguire gli interessi statunitensi.