12 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Stati Uniti

Guerra dei dazi, Trump ha annunciato le sue ritorsioni contro la Cina

Il Presidente americano ha detto che dal primo ottobre i dazi del 25% già in vigore su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi saliranno al 30%

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NEW YORK - Il presidente americano ha annunciato le sue ritorsioni contro la Cina, che oggi ha detto che imporrà dazi nuovi su 75 miliardi di dollari di importazioni americane in risposta a quelli Usa che scatteranno l'1 settembre su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Su Twitter Trump ha detto che dal primo ottobre i dazi americani del 25% già in vigore su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi saliranno al 30%. Inoltre, i dazi che verranno imposti dall'1 settembre saranno del 15% e non più del 10% come fino ad ora previsto.

Trump punta il dito con i precedenti presidenti

Accusando di nuovo la Cina di essersi avvantaggiata degli Stati Uniti per anni, Trump è tornato a puntare il dito contro i presidenti che lo hanno preceduto. «In quanto presidente, non posso più permetterlo. Con l'intento di raggiungere un commercio equo, dobbiamo equilibrare questa relazione commerciale ingiusta. La Cina non avrebbe dovuto imporre nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di prodotti statunitensi (cosa motivata politicamente!)».

«Non abbiano bisogno della Cina, meglio senza»

«Il nostro Paese ha perso, stupidamente, migliaia di miliardi di dollari con la Cina nel corso di tanti anni. Hanno rubato la nostra proprietà intellettuale a un passo di centinaia di miliardi di dollari all'anno e vogliono continuare [a farlo]. Non lo permetterò! Non abbiamo bisogno della Cina, e francamente, staremmo meglio senza. La vasta quantità di soldi generati e rubati dalla Cina agli Stati Uniti, anno dopo anno, per decenni, deve finire e finirà. Alle grandiose aziende americane è ordinato di iniziare immediatamente a cercare alternative alla Cina, incluso il portare a casa le loro aziende e la produzione negli Stati Uniti».

Gruppi retail a Trump: «Irrealistico» lasciare la Cina

«È irrealistico per i gruppi statunitensi lasciare la seconda maggiore economia al mondo». È la risposta della National Retail Federation, che rappresenta i principali gruppi di vendita al dettaglio statunitensi, al presidente Donald Trump, che oggi ha «ordinato» alle aziende statunitensi di cercare «alternative» alla Cina per la loro produzione, invitandole poi a trasferirla negli Stati Uniti. In una nota, l'associazione ha commentato: «Per anni i gruppi retail hanno diversificato la loro filiera produttiva, ma trovare fonti alternative è un iter lungo e costoso, che può richiedere anni. È irrealistico per i retailer americani lasciare la seconda maggiore economia al mondo, dal momento che il 95% dei consumatori nel mondo vive al di fuori dei nostri confini. La nostra presenza in Cina ci permette di raggiungere i consumatori cinesi e di sviluppare mercati esteri. Questo, in cambio, ci permette di crescere e ampliare le opportunità per i lavoratori, le aziende e i consumatori americani».