23 aprile 2019
Aggiornato 05:30
Crisi libica

32 morti e 2.800 sfollati per l'offensiva di Haftar a Tripoli

Le violenze rischiano di far saltare la Conferenza nazionale libica, organizzata dall'Onu dal 14 al 16 aprile a Ghadames con l'intento di arrivare a un accordo che metta fine alla divisione del Paese

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TRIPOLI - E' di almeno 32 morti, 50 feriti e oltre 2.800 sfollati l'ultimo bilancio di cinque giorni di scontri alle porte di Tripoli innescati dall'operazione militare lanciata dalle forze del generale Khalifa Haftar, soprannominata «Diluvio di dignità», a cui il governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj ha risposto con una controffensiva definita «Vulcano di rabbia».

Ripetuti gli appelli della Comunità internazionale a far cessare gli scontri e a tornare al tavolo del negoziato. Mentre l'aviazione di Haftar ha bombardato oggi l'aeroporto di Mitiga, l'unico ancora operativo nella zona della capitale Tripoli, dopo aver perso il controllo dello scalo internazionale a Sud della capitale, dove si sono concentrati i combattimenti negli ultimi giorni.

Le violenze rischiano di far saltare la Conferenza nazionale libica, organizzata dall'Onu dal 14 al 16 aprile a Ghadames con l'intento di arrivare a un accordo che metta fine alla divisione del Paese tra due governi e definisca una road map per arrivare alle elezioni e al referendum costituzionale.

Ieri l'inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamè, ha ammesso che «tenere la conferenza in queste condizioni è dura, ma vogliamo tenerla come previsto a metà aprile, a meno che circostanze impellenti non ci costringano a rinviarla». E oggi l'inviato Onu ha ribadito che la missione delle Nazioni Unite «continua a lavorare da Tripoli», pronta a garantire assistenza «in questo momento difficile e critico», facendosi quindi ritrarre al fianco di Sarraj e dei membri della Corte suprema.

Sempre l'Onu ha rilanciato oggi un appello per una tregua umanitaria, rimasto inascoltato ieri, fatto proprio anche dal capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, che ha anche invitato a evitare un'escalation e a riprendere il negoziato politico. Più duro il monito arrivato dagli Stati uniti, con il segretario di Stato, Mike Pompeo, che ha chiesto ad Haftar «l'immediata cessazione delle operazioni militari contro la capitale libica», sottolineando che «non può esserci soluzione militare al conflitto in Libia».

Ieri, il comando Usa per l'Africa (Africom) ha annunciato il ritiro da Tripoli di un contingente di forze americane «in risposta alle condizioni di sicurezza». E oggi sui social media è circolata la notizia di un presunto ritiro delle forze italiane da Misurata, seccamente smentita da fonti qualificate.

Da parte sua, la Russia ha fatto sapere di mantenere i contatti «con tutte le parti» coinvolte nel conflitto. «Stiamo lavorando con l'Onu, con Salame e siamo anche in contatto telefonico con tutte le parti - il Sud, l'Est, l'Ovest. E chiediamo che si trovi una soluzione politica», ha detto il viceministro russo degli Esteri Mikhail Bogdanov.