23 aprile 2019
Aggiornato 18:00
Ungheria

«Fate figli per la Patria»: Orban vara piano straordinario per la natalità

Il Presidente ungherese ha presentato ieri suo progetto per avere più «bambini ungheresi» e contrastare quella che a suo avviso è la risposta europea alla sempre più bassa natalità: l'immigrazione

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BUDAPEST - Le donne con almeno quattro figli «non pagheranno mai l'imposta sul reddito e le nuove famiglie potranno richiedere un prestito a tasso zero per dieci milioni di fiorini (circa 31mila euro): queste le misure cardine del piano per le famiglie con cui il premier Viktor Orban intende arginare il calo demografico e «difendere l'identità ungherese e l'eredità cristiana».

Orban ha presentato ieri suo progetto per avere più «bambini ungheresi» e contrastare quella che a suo avviso è la risposta europea alla sempre più bassa natalità: l'immigrazione. Un piano che si inserisce in una più generale invettiva contro i flussi migratori, che il capo dell'esecutivo ungherese vuole tenere fuori dall'Ungheria rilanciando la natalità, oltre che chiudendo le frontiere ai flussi migratori.

«In tutta Europa ci sono sempre meno bambini e la risposta occidentale a questo è la migrazione - ha detto Orban nel suo annuale discorso alla nazione - vogliono fare entrare tanti migranti quante sono le mancate nascite, in modo da fare quadrare le cifre. Noi ungheresi la pensiamo diversamente. Invece che solo numeri, vogliamo bambini ungheresi. La migrazione per noi è una resa».

Il premier sovranista ha auspicato che dopo le elezioni europee di maggio le istituzioni Ue saranno controllate da «forze anti-migranti».

«I popoli europei sono a un crocevia storico», ha detto ancora Orban, puntando il dito contro «i Paesi di popolazione mista», che a suo avviso contribuiscono al processo in corso e che si completerà nel giro di pochi decenni: la trasformazione della popolazione cristiana in minoranza in Europa.

Mentre Orban lanciava la sua nuova crociata anti-immigrazione, fuori dal parlamento di Budapest una manifestazione tornava a contestare la cosiddetta «legge schiavista» che permette agli imprenditori di chiedere ai lavoratori più straordinari, con pagamenti dilazionati su tre anni.